11 Mar 2011

Somewhere

No Comments commedia, drammatico

Sarà, cazzo, che sto diventando vecchio.
O sentimentale. Forse.
Ma il fatto è che c’è qualcosa di vero in questo film, qualcosa di sottile e profondo, che ti scava dentro come la lama di un bisturi al laser. E da quella ferita esce qualcosa di simile al sangue pulsante della vita. Che è poca roba, se uno la guarda così, dall’alto dei suoi giudizi. Ma è sempre molto, se ci sei dentro e se è l’unica cosa che hai.
La vita.

Elle Fanning swimming

Elle Fanning - Cleo in piscina

La sensazione che ho provato guardando questo film, dalla storia molto esile, è la stessa che ho sentito con Lost in Translation: la sensazione calda e piacevole che c’è sempre una possibilità e che, a qualsiasi punto della propria esistenza uno si trovi – e soprattutto se crede di essere in un vicolo cieco – c’è qualche cosa che accade. Una piccola scintilla gli dice che può ancora fare delle scelte. Spegnere una Ferrari nera nel mezzo del deserto, per esempio, e proseguire a piedi. Un pensiero così è molto americano, ma anche molto human being.
Et voilà, versata la melassa che c’è nel mio cuore, posso dire ancora che Sofia Coppola mantiene altissimo il livello stilistico ed estetico, e dissimula con leggerezza una semplicità che è frutto di profonda conoscenza della macchina del cinema. Cosa che la porta a creare alcune scene che incantano: l’incipit con l’auto che gira a vuoto in una pista, la ripetuta doccia del favoloso protagonista col braccio ingessato, la prova di Cleo nel pattinaggio sul ghiaccio, con una Elle Fanning che lascia a bocca aperta per la naturalezza con cui gioca nel ruolo che le hanno dato. Già citata in questo blog, anche la doppia sequenza della lap dance.
Io che adoro Rambo, non riesco a non apprezzare Somewhere e a non trovarci lo stesso gusto di una scena di guerra, avventura, sparatorie e morti. E, magia delle magie, non riesco a non identificarmi in un personaggio con il quale non condivido nulla, ma che risulta più vero del vero mentre gioca con la figlia a Guitar Hero sulla Wii.

Elle Fanning e Stephen Dorff

Elle Fanning e Stephen Dorff si sfidano a Guitar Hero

20 Feb 2011

La società settecentesca di Stanley Kubrik e Sophia Coppola

No Comments storico

Barry Lindon, Landscape

Settimana dedicata al film in costume con proiezione casalinga di Barry Lyndon di Stanley Kubrik e Marie Antoinette di Sophia Coppola. L’accostamento tra i due film nasce dalla casualità della contingenza: non è stata una scelta premeditata, anche se è risultata piuttosto azzeccata, soprattutto a Carnevale. Due film molto diversi: se Kubrik cerca una rappresentazione dell’epoca il più possibile realistica, la Coppola possiamo tranquillamente dire che se ne infischia della Storia; tuttavia sono due dipinti della società settecentesca (Inghilterra, Irlanda e Germania per Kubrik; Francia pre rivoluzione per la Coppola) pungenti e ben lieti di svelare le ipocrisie e i malcostumi dei nobili del tempo, con un amore speciale per l’estetica e il dettaglio, che fa di entrambi i film due capolavori: un grande e un piccolo capolvaoro per la precisione.

Barry Lyndon è uno dei miei film cult; è la quinta volta che lo vedo, credo che si possa parlare di assuefazione, dal momento che a qualisiasi ora del giorno e della notte in cui lo becco in televisione, non ce la faccio, è più forte di me, rimango incantata e devo guardarlo fino alla fine. E’ un film geniale, soprattutto grazie a un’ironia e un sarcasmo frutto dell’intelligenza sopraffina di un grande Maestro.
Barry Lyndon

La voce narrante, suadente e beffarda di Romolo Valli, funge da commento ed è in qualche modo il suggerimento del regista alla chiave di lettura del film. Un destino ineluttabile, quello di Barry, che vive un’epoca solenne e malinconica, in cui regnano disuguaglianza e privilegi, ma come recita il finale del film: Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono, buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri ora sono tutti uguali

Marie Antoinette

Marie Antoinette è una rivisitazione moderna di una figura femminile emblematica e ricca di sfaccettature, una regnante adolescente (interpretata da una maliziosa Kirsten Dunst), che viene raccontata proprio nella sua essenza di giovane donna che si affaccia impreparata ad un mondo di responsabilità che rifugge nel culto del bello, nel gioco, nella frivolezza. Una donna che soffre per la disattenzione affettiva e sessuale del marito, oppressa da una vita che non ha scelto e da un protocollo pieno zeppo di cerimoniali ridicoli e assurdi, ma, seppure obnubilata dal bagliore del lusso, piano piano si scopre adulta, conoscendo l’amore per la maternità e assumendosi nel finale la responsabilità del suo ruolo di moglie di un re.

Kirsten Dunst in Marie Antoinette

Ma il valore del film sta nella ricerca di un’estetica totalizzante. Se Barry Lyndon racconta un mondo a luce di candela, la Coppola irradia Versailles di colori shock, rosa, rosa e ancora tanto rosa e poi ancora colori, quelli dei dolci, dei vestiti e delle scarpe; bollicine di champagne che scorre a fiumi, balli e musica, tanta musica.

Una colonna sonora di grande effetto accomuna i due film. Kubrik sceglie Handel, Bach, Mozart, Schubert, sapientemente selezionati con l’aiuto di Leonard Rosenman, che ha anche riscritto e riorchestrato diversi brani. Un accompagnamento che scandisce in modo poetico e sublime i capitoli della pellicola. Sophia Coppola fa una scelta audace, quanto riuscita, accostando i toni classici a brani moderni: Strokes, Bow Wow Wow, Cure, Siouxsie anche the Banshees, New Order ecc. per raccontare la natura vivace, ribelle della giovane Maria Antonietta. Una colonna sonora così originale, che l’ho acquistata proprio mentre scrivo…

Ma il particolare che non conoscevo, ma che mi conferma che l’accostamento tra questi due film ci sta è che la costumista di entrambi e con cui entrambi hanno vinto il Premio Oscar è l’italiana Milena Canonero.

Marie Antoinette, Versailles

Vi lascio con l’emblematica scena di Marie Antoinette, in cui, piccola chicca, tra le scarpe si possono notare un paio di All Star lilla, proprio a paraganone della Regina con una moderna adolescente.