15 Mar 2011

The Social Network (il lato oscuro di Facebook)

No Comments cineforum/scuole, drammatico, personaggi, sociale

Wallpaper di The Social Network

E’ l’inquietudine il sentimento che mi ha pervasa per quasi tutta la durata di “The Social Network“, e – diciamolo subito – chi vuole vedere un film su Facebook dovrebbe scegliere un’altra pellicola. Non ho ancora visto “Il discorso del Re”, quindi non posso sapere se la Notte degli Oscar è stato un furto ai danni di un’opera che meritava maggiori attenzioni, ma qui il regista David Fincher (David, mi avevi già abbondamente convinta con Seven, con Fight Club hai guadagnato la mia stima eterna e ora ti meriti un inchino) è capace di dirigere con la solita maniacalità – si parla anche di 99 ciak per scena!!! – attori nati per questi ruoli, in primis Jesse Eisenberg e Andrew Garfield, ma notevole è anche l’interpretazione di Justin Timberlake (no, non è un omonimo, è proprio l’ex front man della boy band ‘N Sync). Non è un biopic su Mark Zuckerberg - anche se inizialmente potrebbe sembrarlo – nè la storia di un successo finanziario, perchè è mostrato con evidenza il disinteresse del padre, o meglio di uno dei padri, di Facebook per il denaro. Lo sceneggiatore Aaron Sorkin ha voluto raccontarci i retroscena nascosti tra le righe di codice del più popolare social network del mondo, analizzando nel dettaglio la nascita e la crescita di un’ossessione, quella che porta un genietto di Harvard (e lì a quanto pare abbondano) a creare il programma del secolo, trasformandosi da nerd del dormitorio al più giovane miliardario del mondo (ma sempre nerd, sia chiaro). La stessa ossessione che colpisce anche molti utenti di Facebook, dentro e fuori il film, che entrano di continuo nella loro pagina e controllano in modo maniacale quel che fanno i loro amici… meccanismo al quale, come vedrete, non è immune nemmeno il nostro buon Mark. E alla fine resta solo una domanda: ma Zuckerberg ci è o ci fa? Cioè puoi davvero essere così preso dalla tua creatura da non accorgerti che sta distruggendo tutti i legami della tua vita? Forse si, o forse tutto il senso di questa storia è racchiuso nella battuta “Non sei uno stronzo, Mark. Cerchi solo ostinatamente di esserlo”. Una curiosità che vi farà apprezzare maggiormente il film: i gemelli Winklevoss sono in realtà interpretati da un unico attore (e quando vedrete la scena della gara di canottaggio – sublime! – apprezzerete questo piccolo aneddoto, credetemi).

ps: la citazione che non mi levo più dalla testa?! Erika: “È meglio se restiamo amici, Mark” – MZ: “Io non voglio amici”. Punto.

01 Mar 2011

Il Cigno Nero, thriller psicologico a passo di danza

No Comments sociale, storico, thriller

Mantenere la tensione per 100 minuti parlando di balletto non è certo semplice, eppure il Cigno Nero è il film più inquietante che abbia visto ultimamente. Non è il classico batticuore da thriller, ma qualcosa di più recondito, oscuro, intimo, psicologico. Un senso di inquietudine sale fin dai primi minuti in un crescendo che provoca allo spettatore quasi un malessere fisico, eppure non riesci a staccare l’attenzione, il coinvolgimento è totale…

Nina (Natalie Portman), ballerina del New York City Ballet, anela da lungo tempo la parte prestigiosa di prima ballerina e l’occasione sembra finalmente arrivare quando il coreografo Thomas (Vincent Cassel) la provina per Il Lago dei Cigni di Chajkovskij. Odette, una ragazza casta e pura intrappolata in un corpo di cigno brama la libertà che le può essere restituita solo dal vero amore dichiaratole da un Principe. Ma questi viene sedotto dalla lussuriosa gemella Odile, il cigno nero, che lo ammalia e lo conquista, gettando nella disperazione il cigno bianco che si suicida gettandosi da una rupe. Nina, pura, bellissima, fragile e insicura è perfetta per il ruolo di Odette, ma lo sarà per il ruolo sensuale e audace del cigno nero?

Nina intraprende un percorso interiore verso la perfezione dell’intepretazione, lottando con i propri limiti, ma soprattutto facendo emergere poco a poco lati della propria personalità sopiti, mai esplorati, deflagranti e pericolosi. Ego ed alter ego convivono e pian piano emergono malizia, sessualità trasgressiva, invidia, superbia, possessività, ma anche forza, coraggio, volitività.

Il tema del doppio è il fulcro intorno a cui ruota il film; lo specchio è il simbolo ricorrente. Le leggiadria dei passi, l’armonia dei movimenti, la poeticità delle musiche di Chajkovskij contrastano con le scene (quasi splatter) di autolesionismo, i volti contratti, la melodia angosciante del carillion.

Un thriller psicologico a passi di danza, interpretato da una divina Natalie Portman, che si è preparata per un anno per questo film, oltre ad aver fatto danza classica per ben 9 anni. L’interprete perfetta per il ruolo e un Oscar come Miglior Attrice assolutamente meritato. Ma notevole anche la parte di non protagonista di Winona Ryder che non vedevo da tempo sul grande schermo e che interpreta il fosco e nevrotico personaggio di Beth, ex prima ballerina, brutalmente messa da parte per superati limiti d’età.

Tuttavia non è un film perfetto, peccato. C’è quasi un’ossessione nel voler esplicitare attraverso delle scene raccapriccianti e quasi splatter inquietudini interiori. Momenti a mio parere non indispensabili, che banalizzano e semplificano lo spessore psicologico della pellicola.

Un film elegante e raffinato che vale la pena di vedere sul grande schermo.

Il trailer di Black Swan di Darren Aronofsky