09 Mar 2011

Festa della Donna con Jane Campion

No Comments drammatico, festa della donna, storico

Per la Festa della Donna quest’anno, mi è stato proposto qualcosa di molto interessante. Già in passato ho proposto alcuni film per quest’occasione (Film per la Festa della Donna), cercando di selezionare pellicole significative per vari motivi. Ieri sera ho scelto la proposta di un cineforum molto interessante, che ha proposto Bright Star di Jane Campion. Qualcuno ricordarà che ormai quasi un anno fa avevamo già parlato Bright Star. Julie ci aveva regalato una bella recensione, a cui rimando, perchè dà una visione del film che condivido completamente. Volevo invece qui sottolineare come la regista di Lezioni di Piano e Ritratto di Signora, abbia una sensibiltà unica nel ritrarre personaggi femminili a tutto tondo. Siamo nell’Inghilterra del 1818 e Fanny è la musa ispiratrice del poeta romantico John Keats, ma è  lei stessa artista e creatrice di abiti. E’ un personaggio sfaccettato, forte e assolutamente moderno; rivendica il suo talento creativo e si ritiene assoultamente alla pari degli uomini, a cui non ha nulla a cui invidiare. Bella proposta quindi per la giornata dell’8 marzo, che quest’anno tra l’altro compie 100 anni!

Consiglio il film in ogni caso; grande merito soprattutto alla fotografia, definita pittorica e all’aspetto estetico in generale. In questo film c’è Veermer, c’è l”800, c’è la poesia e ci sono dei dettagli meravigliosi come cuffiette, ricami, cappellini, fiori, nastri… che piaceranno soprattutto al pubblico femminile.

28 Set 2010

Howl, urlo di una generazione

1 Comment animazione, drammatico

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade negre all’alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters testadangelo bramare l’antico spaccio paradisiaco che connette alla dinamo stellare nel meccanismo della notte…

Allen Ginsberg

E’ l’incipit di Howl, il poema scritto da Allen Ginsberg nel 1955 e trasposto in film da Rob Epstein e Jeffrey Friedman. Un’impresa indubbiamente coraggiosa, che mi aveva incuriosito fin dalla sua locandina, come avevo raccontato qualche post fa. Non si può spiegare la poesia con la prosa, altrimenti non è più poesia, dice uno dei testimoni del processo in cui è coinvolto Ferlinghetti, colpevole di aver pubblicato un poema tacciato di “oscenità”. Come raccontare allora Howl, attraverso la narrazione cinematografica, senza perderne la spontaneità, l’appasionante potenza, la carica emotiva ed esistenziale? La forza del film sta proprio nell’intreccio messo a punto dagli autori. La narrazione corre su diversi binari: lo svolgersi del processo, l’intervista a Ginsberg, interpretato da un ottimo James Franco, che ripercorre attraverso dei flashback la nascita del poema ed infine la recitazione dei versi accompagnata da un’animazione evocativa dei principali passaggi. La scelta dell’uso dell’animazione è assolutamente vincente, perchè non banalizza, ma al contrario esalta l’impeto vibrante e selvaggio, tipico della beat generation.

Raccontato così può sembrare un film pretenzioso, al contrario, è proprio la semplicità e la genuinità dell’approccio, che fa immediatamente amare il poema allo spettatore, senza mai scadere nella retorica o nel virtuosismo. Un film che prima di tutto emoziona, quindi, e, se questo non bastasse, fa riflettere, grazie all’acuta analisi sul tema della “morale”, che emerge dalle testimonianze degli intellettuali, che si alternano durante il processo. La riflessione trascende dal contesto storico del poema e si apre a considerazioni sempre valide: qual è oggi l’urlo di una generazione, che non dovrebbe mai rinunciare a parlare con la propria voce?

Libertà di espressione, in tutte le sue accezioni: messaggio, comunicazione, sentimento, emozione, amore, etero e omo, significati simbolici, uso metaforico del linguaggio, immagini, sensi, sogni, delirio.. tutto questo si trova in Howl, un poema che di osceno non ha nulla, come concluderà anche il processo, ma è il manifesto di una delle migliori menti della beat generation.