19 Gen 2012

Sherlock Holmes Gioco di ombre – Puro svago di grande lusso

No Comments azione

di Newmoon35

Dopo il planetario successo della prima avventura, ecco pronto il secondo capitolo della saga del grande investigatore firmata Guy Ritchie. Questo secondo Holmes è sotto diversi aspetti, decisamente migliore del primo. La trama è più sfaccettata. In “Gioco di ombre” assistiamo ad un complotto internazionale in cui compaiono diversi strepitosi personaggi, su tutti l’altrettanto geniale fratello di Sherlock, Mycroft, e che fa da sfondo a quello che sembra essere soltanto il primo scontro tra Holmes ed il professor Moriarty; una partita a scacchi tra il grande genio investigativo e la sua nemesi, in cui Holmes trova finalmente un degno avversario capace di metterlo anche in difficoltà. Ad una vicenda più complessa corrisponde un aumento degli scenari dove la vicenda è ambientata.

Sherlock Holmes Gioco di ombre
Se nel primo film a farla da padrona era una suggestiva Londra, qui i nostri spaziano da una Parigi fine’800 (ben) ricostruita, alla Svizzera passando per la Germania, in un susseguirsi di momenti spettacolari davvero ben girati.

Ma ciò che funziona sempre meglio sono i due protagonisti.

Downey Jr. e Law se la intendono a meraviglia, e si vede benissimo. Quello tra i due è un meccanismo ben oliato, degno delle migliori coppie comiche hollywoodiane; i loro duetti sono momenti di raffinato spasso, il cui punto più alto viene toccato dalla sequenza in treno, teatro di quella che sarebbe dovuta essere la luna di miele del povero, ma quanto meno finalmente maritato, Watson.
Se i due interpreti principali fanno scintille, anche gli altri attori non sono da meno.
Jared Harris, che pare abbia sconfitto colleghi più blasonati del calibro di Brad Pitt, è un Moriarty glaciale e privo di qualunque senso morale, mentre il grande Stephen Fry è perfetto nei panni dello strampalato e molto molto british Mycroft. Bene anche le signore, la brava Noomi Rapace nei panni della zingara Sim e Kelly Reilly in quelli di Mary, simpatica signora Watson.
Puro svago ma di altissimo livello questa volta, con un finale pronto per un eventuale, e probabile visti gli incassi, terzo capitolo che speriamo dia una degna conclusione alle avventure del grande investigatore.


17 Gen 2012

Midnight in Paris – La bella fiaba di Woody Allen

2 Comments commedia, surreale

di Newmoon35

Bentornato Woody!

Dopo un periodo costellato di film non esaltanti, quando non decisamente sbagliati, Allen ritorna ai fasti del passato deliziandoci con questo piccolo, adorabile gioiellino.

“Non riesco a decidermi se Parigi sia più bella di giorno o di notte”.

Probabilmente nemmeno il regista, semplicemente ce la mostra in modo sublime, accompagnandoci nei suoi luoghi più suggestivi e donandoci, così il suo atto d’amore dal sapore vagamente felliniano per questa splendida città.

Midnight in Paris di Woody Allen
La storia di Gil (Owen Wilson) “manovalanza hollywoodiana” che a Parigi con l’insopportabile fidanzata (Rachel McAdams) cerca l’ispirazione per migliorare il suo libro, ma forse soprattutto la sua stessa vita, e che durante questa ricerca si ritrova magicamente trasportato negli artisticamente floridi anni ’20, è una fiaba elegantemente sospesa tra due epoche, raffinata e meravigliosamente scritta, che non conosce un solo momento di noia.

Applausi ai protagonisti. Tutti.

Accanto ad uno stupefacente Owen Wilson, troviamo una serie di attori, preferenza personale e puramente indicativa per il laconico Hemingway di Corey Stoll e soprattutto per lo strepitoso Salvador Dalì di Adrien Brody, bravissimi nel rappresentare queste figure leggendarie come persone vere, reali, con qualche debolezza (Picasso innamorato) e non come i miti che la storia ci ha tramandato.

E poi c’è lei.

Marion Cotillard, sorprendente nel ruolo di Adriana, bellissima, inquieta e convinta, come Gil, di vivere nell’epoca sbagliata.

Midnight in Paris

I dialoghi tra lei e Owen Wilson, romantici e malinconici, sono tra le cose migliori del film.

Cinema di emozioni quindi, che fa bene all’anima di cui si sente sempre più il bisogno.

Perchè ci fa uscire dalla sala più leggeri, convinti che si può vivere bene anche nel presente e che non importa “se ci si bagna un pò”, perchè “Parigi è davvero più bella quando piove”.


14 Gen 2012

Onora il padre e la madre

No Comments drammatico

di Giordano Boscolo

Per cominciare nel migliore dei modi il nuovo anno ho rivisto Onora il padre e la madre, l’ultimo film di Sidney Lumet che, prima di staccare definitivamente la spina della macchina da presa (il regista è morto nel 2011), ha pensato di farci dare una sbirciatina a un inferno urbano di inizio millennio.

Il titolo originale (Before the devil knows you’re dead) fa riferimento a un detto irlandese che suggerisce a chi è appena morto di arrivare in paradiso un po’ prima che il diavolo si accorga della dipartita, per evitare che la destinazione ultraterrena sia orientata a una destinazione diversa. Nessuno è innocente e il diavolo, pur non essendo granché con i coperchi, è un ottimo contabile.
Onora il padre e la madre è un film sulla crisi: affettiva, familiare, economica; e sul fallimento: etico, genitoriale, sociale.

Non ci sono giochi di destrezza visivi in questo lungometraggio e in generale il cinema di Lumet non è mai stato ostaggio di talentuosi direttori della fotografia, o di montatori dalla mano lesta, che disinnescano il contenuto affogandolo in una melassa di virtuosismo fine a se stesso. Qui Tarantino è lontano anni luce.
Semmai si potrebbe definirlo un ottimo film televisivo, ma attenzione: si tratta di un modello di televisione a cui non siamo più abituati, una televisione che, più del cinema, avrebbe potuto essere specchio e testimonianza del reale.

Continua