Martin Scorsese omaggia la Storia del Cinema con un film bello per gli occhi e per il cuore
Non è che proprio morissi dalla voglia di andare a vedere l’ultimo film di Scorsese, Hugo Cabret; onestamente pensavo ad una mastodontica produzione Hollywodiana, piena di effetti per giustificare il 3D, con anche un po’ di ruffianità per famiglie. Poi leggo che ha ricevuto una quantità imbarazzante di nomination agli Oscar (ben 11), che non significa per forza che siamo di fronte ad un film eccellente, però la curiosità s’insinua e al secondo invito, non ho saputo dire di no.
Ho dovuto ricredermi; c’è poco da dire Hugo Cabret è un gran bel film da tutti i punti di vista.
L’incipit potrebbe sembrare quello di un film per famiglie, non banale e ben fatto: un orfanello vive nascosto nella stazione di Montaparnasse a Parigi, occupandosi di farne funzionare tutti gli orologi. Conduce però anche un misterioso progetto parallelo, che consiste nell’aggiustare un automa – a cui stava lavorando il padre orologiaio prima di moririe - nella speranza che possa portargli un messaggio del genitore defunto. Fin qui l’elemento più affascinante sono le ambientazioni, stupende: l’intera stazione di Montparnasse è ricostruita in 3D; il cuore pulsante e la vista di Parigi, il fascino degli orologi meccanici… ma la vera svolta del film è la scoperta che il proprietario del baracchino dei giocattoli della stazione, da cui Hugò ruba congegni meccanici utili alla riparazione del suo automa, è niente meno che Geroges Melies in persona! E da qui il film diventa un autentico trip per Cinefili!
Adoro la storia del precinema e degli anni dei Fratelli Lumiere, quando il cinema era qualcosa di simile alla magia: Melies, dal passato di illusionista, è il regista che ha sublimato la magia nel cinema, facendosi precursore degli effetti speciali e dei primi esempi di montaggio. Scorsese ricostruisce le scenografie e i costumi dei film di Melies a partire da Le Voyage dans la Lune, ispirato all’opera di Jules Verne, in modo certosino, facendoci rivivere l’emozione del Cinema quando era Illusione.
“Le Voyage dans la Lune” di Geroges Melies
Una delle critiche più discutibili che ho letto su Hugo Cabret è quella che più che mai, a frenare l’emozione, è “l’abito da film per cinefili cucito su un film per neofiti”. Ammetto come cinefila di essermi assolutamente intrippata per la ricostruzione delle opere di Melies ed è vero che quando ho raccontato del film praticamente nessuno sapeva chi fosse Melies, tuttavia non condivido questa critica, anzi. Penso che uno dei meriti del film sia proprio quello di far conoscere una pietra miliare della storia del cinema proprio al grande pubblico, risvegliando tutte le emozioni e lo stupore che il Cinema allora era in grado di suscitare.
Emblematica in questo senso la scena in cui i due bambini protagonisti sono in una sala cinematografica, rapiti dalla pellicola che scorre, e noi, spettatori al di là dello schermo, guardiamo i nostri antenati con un po’ d’invidia e di nostalgia per quella capacità totale di abbandonarsi all’illusione a all’immaginazione.
E’ quel potere fascinatorio che il Cinema era in grando di esercitare – e che invece oggi è sempre più difficile replicare su spettatori smaliziati – a cui aspira Martin Scorsese e quale grande regista non lo bramerebbe?
Hugo Cabret non è un film perfetto, narrativamente un po’ debole in alcuni tratti e forse un po’ didascalico nel parallelo tra orologi rotti e uomini che hanno perso il proprio scopo, ma è senz’altro una riflessione poetica ed appassionata sulla storia del cinema, sulla magia della creazione artistica, sul potere dell’immaginazione e sulla forza della visione, che merita assolutamente di essere visto!
Consiglio caldamente di vederlo in 3D
Vi lascio con L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei Fratelli Lumiere [1896], che provocò la fuga degli astanti per la paura di essere investiti dal treno.
3D, estetico, scenografie








