Il titolo del film Rosenstrasse si ispira al nome della via di Berlino, nei pressi di Alexanderplatz, dove dal 27 febbraio al 6 marzo 1943 un gruppo di donne tedesche presidiarono la strada e l’edificio in cui erano rinchiusi i loro mariti ebrei prima di essere deportati verso i campi di sterminio. Fino a quel momento i coniugi ebrei di matrimoni misti non erano stati toccati dal regime. Nel 1943 gli ariani furono fortemente sollecitati a divorziare dai coniugi ebrei e molti, soprattutto uomini, ottennero in fretta e furia il divorzio per potersi salvare, molte donne invece si ribellarono in Rosenstrasse.
L’evento storico è narrato a partire da una storia privata, una testimonianza che rappresenta la storia di molti. Si intrecciano le storie di 3 donne, di 3 diverse generazioni, coraggiose, fiere e capaci di solidarietà.
Uno degli aspetti più interessanti del film sta proprio nella scelta dell’evento storico: un fatto sconosciuto e dimenticato, non solo in Europa, ma nella stessa Germania. La soluzione positiva dell’episodio, la liberazione degli uomini, ad opera di Goebbels, allora anche Ministro della Propaganda, fu probabilmente possibile perchè la Germania aveva subito la prima grande sconfitta della guerra a Stalingrado e il malcontento popolare cresceva e uno scandalo, come quello di deportare uomini fino ad allora considerati comunque tedeschi a tutti gli effetti, avrebbe sicuramente peggiorato la situazione. Il regime non ebbe poi alcun interesse a far sapere che un una forma di opposizione, per quanto minima, era possibile; la rimozione collettiva dell’episodio fece il resto. E questo mi porta al secondo elemento davvero interessante di un film che finalmente sa affrontare veramente il tema della memoria: della memoria storica e delle memorie private.
Molti vollero dimenticare quanto era accaduto per poter andare avanti; altri invece si aggrapparono con tutte le loro forze al ricordo di quei terribili anni. Margarethe von Trotta nella ricostruzione storica indaga proprio l’andamento delle memorie, cercando di capire cosa spinge a ricordare o a dimenticare. Ne esce un ritratto complesso e sfaccettato della Germania di quei tempi e degli ebrei di oggi.
Di spunti ce ne sono molti altri e ne consiglio la visione più da un punto di vista contenutistico che artistico. Il film è realizzato in modo impeccabile, una struttura e una regia classica, robusta e senza sbavature, ma il valore della regista sta soprattutto nell’onestà intellettuale con cui racconta i fatti.
Un film adatto a tutti, perfetto per celebrare il giorno della memoria, ottimo anche per proiezioni scolastiche, per cineforum, proiezioni pubbliche, dibattiti e momenti di riflessione. Piacerà alle donne.
Il trailer del film…
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[...] e ricordo anche con piacere il particolare punto di vista di Margarethe von Trotta in Rosenstrasse. Premesso che questi e i vari Schindler’s List, Il Diario di Anna Frank, Arrivederci Ragazzi, [...]