
Del cinema, così come della letteratura, apprezzo soprattutto le storie. Poi i personaggi, poi tutto il resto. Certo cinema vive senza storia, ma non è questo il caso di Gran Torino, bella prova (sarà l’ultima? dovrebbe esserlo, come un testamento) di Clint Eastwood, che qui copre tutti i ruoli: produttore, regista, protagonista, co-autore della colonna sonora.
Senza parlare dei bei primi piani sul compagno canino del vecchio cow boy (è una femmina di labrador, in realtà), il cui umore è espressione del mood dominante del film, senza soffermarsi sulle splendide inquadrature dall’alto sul protagonista che falcia l’erba di un prato divenuto terra di confine, senza nemmeno discutere di un montaggio che azzera i passaggi temporali come a descrivere un eterno presente dove l’unico punto d’arrivo è l’avvicinarsi della morte, non posso però non dire della bravura del regista nel costruire sottilmente le premesse per il finale ribaltamento di quanto il pubblico attende dal personaggio e dall’attore.
Gran Torino è un film che gioca con il contrasto tra una storia che tende in una direzione – quella classica, in cui l’eroe dal passato oscuro vendica a colpi di pistola povere vittime innocenti – ed un personaggio che poco a poco, pur nel dare l’impressione di incarnare perfettamente il proprio ruolo, getta impercettibilmente le fondamenta della propria redenzione che giunge, inaspettata, a modificare per sempre l’idea che di Eastwood ci siamo fatti in questi ultimi cinquant’anni di storia del cinema americano.
Sottolineo, infine, che varrebbe la pena noleggiare il DVD anche solo per la colonna sonora che accompagna la splendida camera fissa sui titoli di coda.
Clint Eastwood, Grand Torino, personaggio, storia

[...] dedicato ai reduci: ho visto Brothers al cinema e Gran Torino in dvd, che mi ero persa. Per Gran Torino rimando al post di Luca e confermo che è un ottimo film, anche se ha un approccio molto americano e che rimane abbastanza [...]
Bellissimo Gran Torino. Ti rende triste e allegro allo stesso tempo. A tratti lo trovo poetico. Peccato per il doppiaggio in italiano, in cui manca il ‘grunt’ tipico di Eastwood, che rende ancora piu’ l’idea del personaggio.
[...] di Gran Torino qualche mese fa, ci eravamo chiesti se avrebbe rappresentato la degna chiusura della carriera di [...]