
E’ un thriller gotico e politico The Ghost Writer (tradotto in italiano con L’uomo nell’ombra) di Roman Polanski, che nelle atmosfere inquietanti diciamolo, ci sguazza! Il soggetto è di Robert Harris e del suo libro omonimo. Ewan McGregor raggiunge su un’isola negli Stati Uniti l’ex primo ministro inglese Adam Lang (Pierce Brosnan) per scrivere la sua autobiografia. McGregor sostituisce il precedente ghost writer, morto cadendo da un traghetto in circostanze misteriose e non gli ci vuole molto a capire di essersi accollato un’impresa pericolosa e scottante. Lang viene accusato di avere, nel corso del suo mandato, consentito alla tortura di prigionieri sospettati di terrorismo e di avere legami con la CIA…
Richiamando evidentemente l’attualità (Lang fa subito pensare a Tony Blair, di cui per altro Harris è stato davvero ghost writer), Poloanski realizza un thriller nella scia della tradizione del Maestro Alfred Hitchcock. Il senso claustrofobico, la soluzione dell’anagramma letterario, l’effetto suspence che nasce dalla perdita di certezze da parte dello spettatore che non riesce ad individuare chi sono veramente i vari personaggi… tutte caratteristiche del giallo hitchcokiano, per non parlare del finale, che sembra firmato dal Maestro in persona.
Un film tutto da gustare, nella sua cura formale e nel suo rispetto dei codici del genere. Splendida l’ambientazione, l’alternanza di interni ed esterni, il vento, la pioggia, il mare in burrasca come a sfruttare anche l’ostilità della Natura per far crescere l’inquietudine. Il sospetto si instilla nello spettatore senza far ricorso a colpi di scena o effettacci truculenti.
Dopo averlo giustamente elogiato, devo ammettere che personalmente ho qualche problema con questo tipo di film, perchè mi lascio distrarre dalle scelte estetiche, dai collegamenti cinematografici e perdo un po’ il filo della narrazione, con il risultato che il film mi è parso a tratti noioso e a tratti incomprensibile, mi è sembrato che la trama non fosse poi così orginale e intricata, ma nel contempo mi sfuggivano alcuni link e tutto sommato non ho avuto neanche paura e vi garantisco che se guardo Hitchcock la sera non mi addormento… eppure è davvero ben fatto non c’è che dire, rimango nel dubbio…
Dopo Avatar sono tornata alle origini del cinema e mi sono vista una pellicola dei primordi del sonoro: Il testamento del dottor Mabuse di Fritz Lang (1933). Ultimo della trilogia dedicata al genio criminale del dottor Mabuse, che internato in un manicomio, ipnotizza il direttore e, col suo aiuto, organizza una banda che commette diversi delitti. Sulle sue tracce c’è però il commissario Lohmann. Un poliziesco in piena regola con tanto di effetti speciali anni ’30: esplosioni, incendi, fantasmi…
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