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16 Mag 2010

E dal parrucchiere incontrai Beat Takeshi

No Comments Eventi, curiosità, orientale, personaggi, surreale
Un'opera della mostra Grosse de peintre di Kitano

Un'opera della mostra Grosse de peintre di Kitano

Venerdì pomeriggio vado dal parrucchiere, raro momento di massimo relax e svuotamento totale del cervello, facilitato non tanto dal massaggio cranico, quanto dalle conversazioni, autentiche e sublimi  agglomerati di non sense… ma questa volta mi imbatto in un giovane parrucchiere fresco fresco di accademia e innumerevoli corsi di perfezionamento, che mi dico neppure un ingegnere nucleare ha passato tanti anni a studiare! Un professionista non c’è che dire: parla pochissimo, se non per darmi disposizioni sulla mia postura, completamente concentrato in ogni movimento: dopo un’ora e mezza di religioso silenzio passata ad osservare allo specchio la fronte corrugata e le gocce di sudore che grondano dal giovane artista, inizio seriamente ad innervosirmi, tossisco, mi dimeno sulla sedia e provo a chiedere al Maestro come siamo, perché avrei un appuntamento… risponde con un’occhiataccia e con un rapido movimento mi lancia un paio di riviste, pure di marzo! Vabbuò Max di marzo non era propriamente quel che più desiderassi leggere in quel momento, ma mai mai essere prevenuti: in mezzo a parecchia gnocca tatan… Beat Takeshi in mostra a Parigi!!

“Grosse de peintre”
Beat Takeshi Kitano
fino al 12 settembre alla Fondazione Cartier di Parigi


mmm… la cosa si fa interessante

“With this exhibition, I was attempting to expand the definition of “art,” to make it less conventional, less snobby, more casual and accessible to everyone.”
Così Kitano presenta la sua collezione di quadri, sculture e giochi… un autentico lunapark di con installazioni interattive bizzarre. C’è una macchina che genera quadri di Pollock a caso e un’area in cui i visitatori sparano palline di vernice a enormi dinosauri di carta! E poi cartoni animati, strani animali e personaggi, un magico mondo che richiama i ricordi dell’infanzia.

Mitico Takeshi, ve li ricordate i quadri naif di Hana-bi – Fiori di fuco?… certo non propriamente dei capolavori ehehe

Un quadro naif di Hana-bi

Un quadro naif di Hana-bi

Insomma Kitano non si ritiene certo un’artista (per fortuna), ma considera la sua produzione artistica come uno sfogo personale, non si prende troppo sul serio e più che una mostra ha allestito un parco di divertimenti, in cui i visitatori hanno l’opportunità di entrare nel sua mente visionaria: immaginazione e tradizione, satira e pedagogia, bello e kitsch. Avrei proprio voluto vederlo il simpatico folletto Takeshi mentre allestisce tutto questo!

locomotiva a vapore dotata di giganteschi piedi con calzini bucati: uno dei pezzi forti della mostra

locomotiva a vapore dotata di giganteschi piedi con calzini bucati: uno dei pezzi forti della mostra

Beh se avete in programma un gita a Parigi, non perdete questa occasione!

“Grosse de peintre”
Beat Takeshi Kitano
11 marzo > 12 giugno
Fondation Cartiér
Boulevard raspail 75014 Parigi +33 (0) 1 42185650
Esposizione aperta tutti i giorni a parte il lunedi dalle 11 alle 20.
Il martedi aperto fino alle 22.
Ingresso 7.50 euro
Ridotto 5 euro.

Se volete saperne di più e dare un’occhiata al catalogo completo della mostra fate una capatina sul sito della Fondazione Cartier

Insomma tutto sommato devo ringraziare il parrucchiere perfezionista, no?

28 Apr 2010

Far East Film Festival 2010!

4 Comments orientale

far east film festival

Torno da un colorato weekend  trascorso al Far East Film Festival di Udine. 7 Film in 2 giorni per sfruttare al massimo l’accredito “White Tiger”:

- Kimmy Dora (Filippine)

- Golden Slumbers (Giappone)

- Fire of Conscience (Hong Kong)

- The bugs Detective (Giappone)

- Woochi (Corea del Sud)

- Accidental Kidnapper (Giappone)

- City of Life and Death (Cina)

Per quanto diversi i generi e i luoghi di produzione tutto sommato mi è rimasta un’immagine piuttosto omogenea che ha accomunato quasi tutti i film: il gusto quasi ossessivo per il “pastìche“, per la commistione centrifugata di generi, tra citazioni, mood, ritmi diversi che si rincorrono e cuciscono tra loro… Emblematico in questo senso “Woochi“, splendido film fantasy (con elementi molto fedeli all’iconografia orientale), mai stucchevole forse perché sempre autoironico; con tutta la leggerezza di quest’ironia il film passa dall’epica coreana alle tonalità metropolitane a volte dark da fumetto; spassosissima la commedia degli equivoci in “Kimmi Dora” attraversa qualche leggero cenno di critica sociale e (forse regionali) climax da soap e musical. Facile l’abbinamento melò/commedia in “Accidental Kidnapper“, con il confronto tra rapitore imbranato e la scaltra vittima, (ricco bimbo figlio di un boss della Yakuza). Vorrei rivedermi  ”Golden Slumbers” un thriller surreale sospeso angosciosi momenti di misterioso complotto politico, a gags comiche e citazioni kitch beatlesiane (nel verso senso della parola, con voci giapponesi che canticchiano la “Title track”).

Il top della fantasia di composizioni di generi lo raggiunge “The bugs detective“. Indefinibile….Al momento ho provato a raccontarlo ad amici raccogliendo solo sguardi perplessi e increduli. Posso dire che si tratta di un detective che lavora per gli insetti (ha lo strano potere di poterci parlare normalmente) e che è vittima di un trauma causato da uno scarafaggio  superpotente che anni prima… No.. non ce la faccio.. Potete cercare su internet… e magari guardarvi il trailer!

Per chiudere, come lezione che il film popolare “orientale” non è solo ironia, leggerezza e fuochi d’artificio ecco il bel mattone sullo stomaco: “City of Life and Death“. Può forse trattarsi di uno Schindler List cinese… ma a ben vedere la somiglianza è solo per il bianco e nero e il tono piuttosto documentaristico. In realtà in questo film sull’occupazione Giapponese in Cina negli ultimi anni ’30 non ci sono eroi. Alle barbarie cui si assiste fanno da contrappunto dei volti rassegnati a stanchi formalismi, rancori stretti nello stomaco, slanci di dignità piuttosto che di eroismo. Alcuni momenti di poesia illuminano l’altrimenti tetro fatalismo della trama.

Ovviamente il Festival è aperto  per tutta la settimana, e mi auguro che abbia per tutta la sua durata il successo che merita.

13 Apr 2010

Departures… commovente e raffinato

No Comments drammatico, orientale

Un film sul rito della deposizione – la cura del nokanshi – una tradizione giapponese, un modo prezioso per dare l’estremo saluto alla persona deceduta: la pulizia del corpo, il trucco sul viso e la vestizione sono le ultime simboliche carezze fatte alla persona cara, prima di lasciarla andar via per sempre.
Un tema con apparentemente poche chance per la cultura cinematografica occidentale… invece vince l’Oscar come migliore fil straniero 2009 e con grande successo viene accolto all’anteprima europea al Far East Festival di Udine del 2009.

Daigo Kobayashi (già il nome è un programma) è un violoncellista, che dopo lo scioglimento dell’orchestra in cui lavora, decide di reinventarsi una vita nel paesino di origine nella campagna di Yamagata, trascinadosi dietro la docile mogliettina con la sindrome di Pollyanna. Trova presto un annuncio sul giornale e crede di candidarsi per un lavoro in un’agenzia di viaggi, dal momento che si allude al fatto che il candidato dovrà occuparsi di departures. Nel gioco equivoco di significati metaforici è racchiuso il segreto del film: la morte è un commiato, più che un semplice passaggio in un mondo altro e sconosciuto. In questo senso, il rito di nokanshi rappresenta la necessità di prepararsi alla dipartita, creando una liturgia laica, utile soprattutto a chi rimane, per impossessarsi dell’ultima delicata riconciliazione con il defunto.

Un film sicuramente molto giapponese per l’essenzialità dei dialoghi (emblematico il laconico capo Sasaki), l’assenza di virtuosismi e di eccessi, la lentezza dello scorrere del tempo, il ritualismo, le reazioni composte, la recitazione a volte fumettistica, ma soprattutto un film umano ed è questo aspetto che lo rende a mio parere così “abbordabile” anche per un pubblico occidentale.
Dignità e rispetto davanti alla morte e davanti alla vita, tragedia compassionevole, ma anche umorismo grottesco.
La morte è qualcosa che sta dietro l’angolo, ma non per questo bisogna averne paura: il regista, Yojiro Takita, scardina la qualificazione macabra e tetra che solitamente accompagna il mestiere di becchino per sostituirla con una cerimonia rispettosa che, in composto e discreto silenzio, è quasi poesia.

Bella, bella, bella la colonna sonora del maestro Joe Hisaishi già autore delle musiche per diversi film di Takeshi Kitano e Hayao Miyazaki.

Memory (Okorubito)