Archive for guerra

13 Giu 2011

Cirkus Columbia, la metafora di Danis Tanovic della Jugoslavia prima della guerra

1 Comment drammatico, guerra

Danis Tanovic è il regista che insieme a Emir Kusturica ha saputo in questi anni regalarci un ritratto vivido e intenso della ex jugoslavia. Viene automatico accostare i due autori, perchè completano un quadro dipinto da mani in realtà molto diverse: se i film di Kusturica sono un tripudio di surrealismo onirico ed eccessività; al contrario, Cirkus Columbia, nonostante il nome, è un film asciutto e sobrio. Entrambi grotteschi e sarcastici, ma con punti di vista molto differenti (nati entrambi in Bosnia, Kusturica è però natualizzato serbo). Nel 2005 ho fatto un bel viaggio nella ex-Jugoslavia, fino a Sarajevo; la guerra era ormai finita da tempo, ma ne rimanevano segni, non solo segni visibili incastonati nei muri, ma segni impalpabili, segni di un passato che non sarebbe mai tornato, di una normalità apparente, che cela ricordi tragici. Soprattutto la Bosnia – saranno stati gli incessanti giorni di pioggia – mi ha trasmesso emozioni contrastanti: allegria e malinconia, tetra e meravigliosa. Mi sono ritrovata perfettamente nei film di entrambi i registi.

Cirkus Columbia

Ma veniamo a Cirkus Columbia. E’ il 1991 e siamo in Bosnia Erzegovina. Divko, scappato 20 anni prima dalla sua terra ed emigrato in Germania, vi ritorna per ritrovare le sue radici e rituffarsi in un nostalgico passato, che non solo non esiste più, ma deve far largo ad un futuro incombente che rimescola tutte le carte. Divko torna ricco e potente; sembra un uomo senza cuore: il suo primo pensiero è quello di sfrattare la moglie e il figlio dalla casa in cui hanno vissuto 20 anni per trasferirvisi con la nuova bella e giovane futura moglie. L’unico che sembra amare di un profondo affetto è il suo gatto nero portafortuna Bonny ed è proprio la fuga del gattino che segna l’inizio del crollo delle sue certezze.

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04 Mar 2010

Katyn

No Comments guerra

Ieri sera ho visto “Katyn”, un film polacco del 2007, arrivato qui in Inghilterra solo da pochi mesi.
E’ tutt’altro che leggero: parla del massacro compiuto nel 1940 nella foresta di Katyn da parte dei sovietici (in accordo con i tedeschi) di 20000 polacchi, la maggior parte ufficiali dell’esercito ma anche delle loro famiglie e di molti intellettuali. Sovietici e tedesci si rimpallarono la responsabilita’ dell’accaduto fino a che Gorbachev rivelo’ la verita’ nel 1990.
Nel massacro fu ucciso anche il padre del regista, Andrea Wajda, all’epoca adolescente. Dopo la fine della seconda  guerra mondiale la madre di Wajda aspetto’ per anni il ritorno del marito, i cui resti non furono mai ritrovati. Ed e’ forse proprio a causa di questa esperienza personale che i veri protagonisti del film sono le mogli, le madri e figli di quegli ufficiali. Ed e’ proprio per questo che il regista decide di ricostruire la storia dalle lettere che arrivarono ai familiari dai campi di prigionia.
Di sicuro un elemento portante del film e’ l’orgoglio di un popolo, invaso dai tedeschi a ovest e dai russi a est, piu’ forte del tentativo di distruggerne la classe dirigente e la memoria storica.
Non e’ il solito film di guerra, questo e’ chiaro fin dall’inizio: l’esperienza personale di Wajda lo rende unico. Non e’ nemmeno tra i miei preferiti…ma vale decisamente una visione.

03 Feb 2010

Avatar 2 – Lettera aperta a James Cameron

6 Comments animazione, fantascienza, giornate natalizie, guerra, surreale

Non è la soffice torta natalizia della Melegatti in versione femminile. Non confondetevi.
Pandora è la terra dei Na’vi, i Watussi Blu di Avatar, il più grande film di tutti i tempi (dicono). Pandora è la vera protagonista (o il vero protagonista, in fondo è un pianeta, o una luna… boh) della pellicola. Una parte di noi, rimpiangendo Balla coi Lupi, avrebbe gradito indugiare più a lungo sulla location. Però il regista ha dato ragione al botteghino e si è concentrato sul plot, la cui banalità è già stata ampiamente commentata. Scriviamo dunque una lettera aperta a James Cameron per esprimere tutte le nostre perplessità e dare alcuni consigli per i previsti sequel.
“Caro James,
grazie per questo film, è davvero una bomba. Tuttavia, tolto il 3D, tolti i super effetti speciali, tolte le esplosioni, della storia di Avatar restano solo gli occhioni gialli dei cartelloni. Non ti chiedo molto, James, però la prossima volta che hai 400 milioni di dollari da spendere per un film, usane almeno 1, uno stramaledetto milione di dollari, per pagare una squadra di scrittori che tirino fuori una cacchio di nuova idea per la sceneggiatura! L’uomo che entra nel lettino e assume una nuova identità ce lo cucchiamo almeno dai tempi di Total Recall (correva il lontano 1990). Poi c’è n’è stati una serie (Johnny Mnemonic e Matrix, giusto per ricordare i più famosi), e l’idea si è spostata sul web (Second Life, Habbo…). Ormai abbiamo presente, capisci James, come funziona. Non serviva farci un altro film. E lo scontro tra i buoni nativi e i cattivi invasori? Salvateci! I critici hanno citato una serie innumerevole di precedenti cinematografici, tra cui il più frequente – e non credo sia un complimento – è Pocahontas.
Vedi, James, anche il periodo dell’addestramento – minchia James, almeno quello – potevi approfondirlo un po’. Hai visto Kill Bill? No, forse no. Kung Fu Panda? Almeno lì c’era una storia, c’erano delle motivazioni. Anche il Panda ha delle motivazioni, James. Dai. I due spilungoni blu saranno pure in 3D, ma sono personaggi piatti come il tetto di una casa messicana. Il soldatino stupido che si innamora della bella selvaggia? Jimmy! Forza! Si poteva fare di più! Per non parlare di Sigourney Weaver in versione Licia Colò, che fa la scuola ai bambinetti ignudi della tribù, neanche fosse Alex Zanotelli.
Ma io questa sagra dell’ovvio te l’avrei perdonata in blocco, James, davvero. Pur di vedere Pandora in tutto il suo splendore botanico, pur di vedere le montagne hallelujah, pur di vedere le straordinarie bestie che ti sei inventato. Ti perdonavo anche gli esoscheletri da cartone animato anni ’70.
Però il generale duro, puro e cattivo, quello no. Quello non l’ho mandato giù. La brutta copia di un incrocio tra Clint Eastwood e il sergente Hartmann di Full Metal Jacket, no! Senza un briciolo di pietà, senza un lampo di ripensamento. Si pettina le cicatrici come simbolo di virilità, spara all’impazzata per tre minuti nell’atmosfera aliena e non ha bisogno del respiratore. Distrugge il gigantesco Albero Casa, compresi donne e bambini, e chiede ai soldati di fare alla svelta perchè lo aspettano per cena. Ma soprattutto, unico sopravvissuto alla catastrofe del suo esercito, arriva al solito scontro finale fra buono e cattivo (rigorosamente a cazzotti) saltando da un’astronave che esplode. Neanche Swarzy su Terminator!
Allora, James, ok che Zoe Saldana è gnocca anche con la mascherina digitale da puffo gigante, però non va bene così. So che hai in mente di fare un sequel e voglio darti un consiglio. Ascoltami, vieni giù dall’albero, smettila di mangiare le albicocche, e ascoltami.
Non vorrei che Avatar 2 andasse peggiorando. Non vorrei che facessi resuscitare Segourney Weaver un’altra volta. Eviterei anche l’atterraggio di un’astronave Alien, e inseguimenti all’ultimo sangue tra Predator e Leo DiCaprio. Barbalbero del Signore degli Anelli, James, almeno lui lascialo a casa.
A me piacerebbe sapere qualcosina di più di Pandora. Quanto è grande? E sul pianeta di cui è satellite, c’è altra vita? Com’è quella storia delle connessioni fra le piante? Il link tra Na’vi e animali come avviene? Ci sono altri uccelloni volanti? E poi, fammi vedere con calma le ranocchie elicottero, i cani lucidi, le pantere giganti, i rinoceronti martello, gli insetti luminosi, le piante anemone. Ecco, James, questo vorrei vedere in Avatar 2. Pandora. Ascoltami, ti prego, perchè ho la soluzione.
Tu vieni in Italia, caro il mio re del mondo, lasci perdere Ribisi e prendi come protagonista il nostro mitico figlio d’arte Alberto Angela. È lui il tuo asso nella manica. Congelalo per 6 anni, portatelo su Pandora e quando tornate, chissà che non vi sia venuta qualche buona idea”.

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