Archive for festa della donna

17 Lug 2011

We want sex e Le donne del 6^ piano: la condizione femminile negli anni 60

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We want sex e Le donne del 6^ piano, sebbene con stili diversi, raccontano con leggerezza la condizione femminile della donna europea negli anni ’60, ma risvegliando problematiche a tutt’oggi attualissime.
Casualmente mi è capitato di vedere questi due film a distanza ravvicinata e il parallelo è nato spontaneo. Un film inglese e uno francese, diversi come stili, ma con diverse caratteristiche comuni, che mi hanno fatto pensare che sarebbero un’interessante scelta per un cineforum tematico.

We want sex

una scena di We want sex

Film inglese di Nigel Cole (il regista dell’Erba di Grace) che racconta in modo romanzato un fatto realmente accaduto: la lotta per la pari retribuzione tra uomini e donne nel 1968 alla Ford. Sono 187 le operie tessili del colosso dell’automobilismo americano nello stabilimento di Dagenham (Inghilterra) a fronte di 55mila uomini. Sebbeno sarte professioniste non sono considerate operaie specializzate e hanno una retribuzione nettamente inferiore ai loro colleghi uomini, per il semplice fatto di essere donne. Una situazione socialmente accettata. Ma i tempi cambiano, le donne si emancipano da tutti i punti di vista e le operaie fordiste capitanate dalla volitiva Rita riescono con ironia e buon senso a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale e infine dal Governo.

Le donne del sesto piano

Una scena de Le donne del sesto piano

Film francese del regista Philippe Le Guay, che racconta la storia di un gruppo di cameriere spagnole a servizio delle famiglie borghesi parigine. Fuggono dalla spagna Franchista in cerca di libertà e lavoro, ma vivono in una soffitta in una Parigi, indifferente e razzista. Ma la loro energia, l’entusiasmo e il saper vivere con buon senso e solidarietà cambierà la piatta vita dell’esperto finanziario Jean-Louis Jober e della moglie Suzanne, il cui massimo impegno settimanale è la partita a bridge con le amiche.

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05 Giu 2011

Il primo incarico di Giorgia Cecere in un piccolo mondo antico

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In questa domenica dal tempo incerto, volevo raccontarvi di un piccolo film, un po’ timido, dalle potenzialità non completamente espresse, degnato di poca pubblicità e poco circuito. Si tratta de “Il primo incarico” di Giorgia Cecere, opera prima di una sceneggiatrice che ha già lavorato con Edoardo Winspeare e Gianni Amelio e che ora prova l’esperienza registica. Il film è ambientato in Puglia negli anni ’50 e racconta la storia di una giovane maestra che come primo incarico viene inviata a 150 km da casa in uno sperduto paesino, che non offre nulla, ma soprattutto in cui sembra essersi fermato il tempo e in cui si vivono situazioni quasi ottocentesche. Il film è incentrato tutto intorno al personaggio di Nena, una giovane donna intelligente e volitiva, che cerca la propria realizzazione in un mondo maschilista, dove la libertà di autodeterminazione è condizionata dalle convenzioni sociali e dalla mancanza di alternative.

Il primo incarico

Il ritratto di un sud al naturale, in cui si riesce a ricostruire senza grossi artifici un piccolo mondo antico, fatto di poche parole e gesti di eredità secolare che si ripetono come se il tempo fosse segnato da una clessidra rotta. Ne appare un sud, molto lontanto dalla rappresentazione quasi macchietistica a cui siamo stati abituati da un cinema italiano, che spesso pecca di ostentato provincialismo. Campi lunghi, movimenti lenti, l’occhio di una telecamera attenta, che indugia sugli sguardi e sui movimenti lenti, che ricorda e beneficia di un respiro di cinema orientale, forse grazie all’influenza del co-scenografo Yang Li Xiang. Read more

09 Mar 2011

Festa della Donna con Jane Campion

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Per la Festa della Donna quest’anno, mi è stato proposto qualcosa di molto interessante. Già in passato ho proposto alcuni film per quest’occasione (Film per la Festa della Donna), cercando di selezionare pellicole significative per vari motivi. Ieri sera ho scelto la proposta di un cineforum molto interessante, che ha proposto Bright Star di Jane Campion. Qualcuno ricordarà che ormai quasi un anno fa avevamo già parlato Bright Star. Julie ci aveva regalato una bella recensione, a cui rimando, perchè dà una visione del film che condivido completamente. Volevo invece qui sottolineare come la regista di Lezioni di Piano e Ritratto di Signora, abbia una sensibiltà unica nel ritrarre personaggi femminili a tutto tondo. Siamo nell’Inghilterra del 1818 e Fanny è la musa ispiratrice del poeta romantico John Keats, ma è  lei stessa artista e creatrice di abiti. E’ un personaggio sfaccettato, forte e assolutamente moderno; rivendica il suo talento creativo e si ritiene assoultamente alla pari degli uomini, a cui non ha nulla a cui invidiare. Bella proposta quindi per la giornata dell’8 marzo, che quest’anno tra l’altro compie 100 anni!

Consiglio il film in ogni caso; grande merito soprattutto alla fotografia, definita pittorica e all’aspetto estetico in generale. In questo film c’è Veermer, c’è l”800, c’è la poesia e ci sono dei dettagli meravigliosi come cuffiette, ricami, cappellini, fiori, nastri… che piaceranno soprattutto al pubblico femminile.