Il 24 gennaio alle 14:30 ora italiana, sono state rese note le nominations agli 84 Academy Awards, ovvero gli Oscar, la cui cerimonia di premiazione si terrà il 26 febbraio prossimo.
Per la prima volta la sottoscritta prova a cimentarsi con qualche riflessione e previsione in merito, rigorosamente dettate dal suo status di appassionata e limitandosi, ovviamente, alle categorie principali.
Miglior attrice non protagonista
Berenice Bejo (The Artist)
Jessica Chastain (The Help)
Melissa McCarthy (Le amiche della sposa)
Janet McTeer (Albert Nobbs)
Octavia Spencer (The Help)
La lotta dovrebbe essere tra le due appartenenti al cast di “The Help”, a quanto pare superbo film al femminile lodato da critica e pubblico, che la sottoscritta dovrà recuperare prestissimo, tallonate dalla Berenice Bejo di “The Artist” che potrebbe essere l’asso pigliatutto di questa edizione degli Oscar.
Titolo originale: The Ides of March
USA 2011, 98 min
Regia: George Clooney
Soggetto: Beau Willimon
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov
Produttore: George Clooney, Grant Heslov, Brian Oliver
Fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Stephen Mirrione
Musiche: Alexandre Desplat
Scenografia: Sharon Seymour
Costumi: Louise Frogley
Interpreti e personaggi: Ryan Gosling (Stephen Myers), George Clooney (governatore Mike Morris), Evan Rachel Wood (Molly Stearns), Marisa Tomei (Ida Horowicz), Paul Giamatti (Tom Duffy), Philip Seymour Hoffman (Paul Zara), Max Minghella (Ben Harpen), Jeffrey Wright (senatore Thompson), Jennifer Ehle (Cindy Morris)
il film inizia come un apologo dell’era Obama, tutto buone intenzioni e frasi fatte, per poi dipanarsi nei meandri di uno splendido thriller psicologico a metà tra il CANDIDATO di Michael Ritchie (1972) con Robert Redford e dell’eccellente L’AMARO SAPORE DEL POTERE di Franklin J. Schaffner (1964) con Henry Fonda e Cliff Robertson, se non addirittura con echi di TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE di Alan J. Pakula sempre con Redford e Dustin Hoffman (soprattutto nella scena della resa dei conti tra Clooney e Gosling nel finale, molto simile come inquadrature agli incontri dei protagonisti con l’informatore Gola Profonda nel film di Pakula) quindi egregio proseguimento di quel cinema di impegno civile che aveva avuto in Sidney Lumet uno dei suoi principali interpreti, soprattutto nei magnifici anni ’70. Ognuno, in questo film che sarà sicuramente pluricandidato agli Oscar, non è quel sembra, tutti sono le pedine di tutti, senza rispetto per la dignità e la vita umana, come unico obiettivo il successo e il potere. Clooney fa un ulteriore passo avanti rispetto al suo già ottimo GOOD NIGHT AND GOOD LUCK ed è qui anche eccellente attore nei panni del candidato e viene circondato da tre geniali interpreti: Paul Giamatti, Philip Seymor Hoffman e Ryan Gosling oltre che da un’insinuante Marisa Tomei e da una sorprendente Evan Rachel Wood .
A 17 anni volevo fare la regista, a 21 la critica cinematografica a 26 sono entrata in pubblicità. Il pragmatismo arriva con gli anni questo è certo, anche se qualche collega forse più sognatore di me la carriera cinematografica l’ha tentata, quasi sempre con scarso successo, non per le capacità, ma perchè, si sa, le porte del cinema si aprono per pochi, molto pochi, soprattutto per chi è privo di mecenati e finanziatori. C’è anche chi ce la fa e penso per esempio ad un giovane regista padovano, di cui ho visto un buon film al cinema qualche giorno fa. Parlo di Andrea Segre, che ha già saputo attirare l’attenzione come documentarista e che adesso è ha esordito con il film “Io sono Li“, a cui prometto di dedicare a breve un post.
Questa premessa per introdurre un progetto che tenta di promuovere e far crescere il cinema indipendente; arriva dal web, ancora una volta fautore di processi di condivisione e democratizzazione. Il progetto Cineamaè una piattaforma ancora in beta nata per creare, produrre e distribuire film indipendenti.
Il funzionamento è molto semplice e ben illustrato in questo video. Il principio è che il cinema può essere un progetto collettivo, in cui si uniscono idee e risorse: basta mettere a disposizione un luogo virtuale in cui farle incontrare.
Ma Cineama è più in generale una piattaforma dedicata a tutti gli amanti del cinema: agli appassionati, ai curiosi, a chi è sempre alla ricerca di novità e chicche e soprattutto ha dietro una community per lo sharing di informazioni, cuorisità, idee e progetti. Cineama contiene un vero e proprio social network composto di cineamatori, che possono essere registi, sceneggiatori, fotografi, costumisti, attori, montatori, ma anche semplici appassionati e amatori. Si tratta di un socialnetwork non generalista, con un target ben preciso: si ritrova qui chi ama, fa o studia cinema. Non solo, queste persone si ritrovano con finalità pragmatiche e definite. Un approccio molto diverso dal generalismo o dalla futilità di Facebook, su cui anche altri social networks, non sempre con buoni successi, hanno cercato di ritagliarsi la propria nicchia di mercato e che tuttavia offrono stimoli e opportunità agli utenti, che vanno al di là del sano o insano cazzeggio che offre Facebook. La presenza delle sezioni dedicate ai laboratori e ai progetti rafforza questa scelta fautrice di proattività, con la possibilità di decidere democraticamente quali proposte far crescere attraverso il crowdsourcing e il crowdfunding. Il sistema di selezione è infatti peer to peer: non si tratta di contest in cui è una giuria a scegliere, ma sono gli utenti stessi della rete a farlo. Questo processo di selezione non garantisce la meritocrazia; non è detto che siano i progetti migliori qualitativamente ad andare avanti, dal momento che chi li selazione non ha probabilmente le competenze che potrebbero essere invece garantite da una giuria selezionata. Sono però i progetti premiati dai protagonisti: autori e futuri spettatori. Non basta sicuramente Cineama a “liberalizzare” il mercato cinematografico, ma è un segno positivo che, come ormai sempre più frequentemente, ci giunge grazie al media oggi più democratico: il web ed è un aiuto concreto a tanti valenti autori che speriamo non debbano fare la fine che Federico Di Cicilia racconta in questo corto autoironico nato per promuovere l’iniziativa del film in croudfunding “A mio padre piaceva Rivera”
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