E’ l’inquietudine il sentimento che mi ha pervasa per quasi tutta la durata di “The Social Network“, e – diciamolo subito – chi vuole vedere un film su Facebook dovrebbe scegliere un’altra pellicola. Non ho ancora visto “Il discorso del Re”, quindi non posso sapere se la Notte degli Oscar è stato un furto ai danni di un’opera che meritava maggiori attenzioni, ma qui il regista David Fincher (David, mi avevi già abbondamente convinta con Seven, con Fight Club hai guadagnato la mia stima eterna e ora ti meriti un inchino) è capace di dirigere con la solita maniacalità – si parla anche di 99 ciak per scena!!! – attori nati per questi ruoli, in primis Jesse Eisenberg e Andrew Garfield, ma notevole è anche l’interpretazione di Justin Timberlake (no, non è un omonimo, è proprio l’ex front man della boy band ‘N Sync). Non è un biopic su Mark Zuckerberg - anche se inizialmente potrebbe sembrarlo – nè la storia di un successo finanziario, perchè è mostrato con evidenza il disinteresse del padre, o meglio di uno dei padri, di Facebook per il denaro. Lo sceneggiatore Aaron Sorkin ha voluto raccontarci i retroscena nascosti tra le righe di codice del più popolare social network del mondo, analizzando nel dettaglio la nascita e la crescita di un’ossessione, quella che porta un genietto di Harvard (e lì a quanto pare abbondano) a creare il programma del secolo, trasformandosi da nerd del dormitorio al più giovane miliardario del mondo (ma sempre nerd, sia chiaro). La stessa ossessione che colpisce anche molti utenti di Facebook, dentro e fuori il film, che entrano di continuo nella loro pagina e controllano in modo maniacale quel che fanno i loro amici… meccanismo al quale, come vedrete, non è immune nemmeno il nostro buon Mark. E alla fine resta solo una domanda: ma Zuckerberg ci è o ci fa? Cioè puoi davvero essere così preso dalla tua creatura da non accorgerti che sta distruggendo tutti i legami della tua vita? Forse si, o forse tutto il senso di questa storia è racchiuso nella battuta “Non sei uno stronzo, Mark. Cerchi solo ostinatamente di esserlo”. Una curiosità che vi farà apprezzare maggiormente il film: i gemelli Winklevoss sono in realtà interpretati da un unico attore (e quando vedrete la scena della gara di canottaggio – sublime! – apprezzerete questo piccolo aneddoto, credetemi).
ps: la citazione che non mi levo più dalla testa?! Erika: “È meglio se restiamo amici, Mark” – MZ: “Io non voglio amici”. Punto.





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