Un’accoppiata perfetta quella tra Sean Penn e Paolo Sorrentino che ci regalano un film davvero superbo.
Paolo Sorrentino mi aveva incuriosito con “L’amico di famiglia” e poi davvero stupito con “Il Divo“; con Must Be the Place fa un ulteriore passo avanti, che lo rende a tutti gli effetti un regista di spessore internazionale. Era già chiaro con Il Divo, che pur raccontando una storia tutta italiana, lo stile aveva un respiro assolutamente internazionale come regia, fotografia, colonna sonora. Un film impeccabile di altissimo livello; un regista completo che non cura solo la storia (come spesso accade per molti film italiani), ma fa di un’ottima storia un gioiello cinematografico, una piccola opera d’arte nel senso letterale del termine.
This must be the place è la storia di una Rock Star del passato, interpretata da un pittoresco e strabiliante Sean Penn, che descriverei come una via di mezzo tra Robert Smith dei Cure e Edward Mani di Forbice di Tim Burton e non è un caso direi! Sorrentino, grazie alle doti indiscutibili di Seann Penn, costruisce un nuovo e indimenticabile personaggio cinematografico, un mix tra un uomo e un fumetto, una creatura fanciullesca, di un’umanità profonda, un Peter Pann un po’ imbranato, che parla con la semplicità di un bambino e di un saggio allo stesso tempo.
















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