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	<title>Cinema Tascabile &#187; drammatico</title>
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	<description>film a portata di divano</description>
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		<title>La pelle che abito: capolavoro stilistico o mezzo passo falso di un grande regista?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>newmoon35</dc:creator>
				<category><![CDATA[drammatico]]></category>

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		<description><![CDATA[di Newmoon35 La trasposizione cinematografica di un (buon) libro è una impresa non facile. Non si capisce come mai, ma molte volte il risultato non è all&#8217;altezza delle aspettative del lettore che, durante il viaggio che si compie immergendosi nella lettura di un romanzo, si era già creato una sorta di &#8220;proprio film&#8221; raramente uguale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di Newmoon35</h4>
<p>La trasposizione cinematografica di un (buon) libro è una impresa non facile. Non si capisce come mai, ma molte volte il risultato non è all&#8217;altezza delle aspettative del lettore che, durante il viaggio che si compie immergendosi nella lettura di un romanzo, si era già creato una sorta di &#8220;proprio film&#8221; raramente uguale a quello rappresentato sul grande schermo.<br />
Anche se in molti la pensano diversamente, è un film che ha acceso tra gli appassionati un forte dibattito, personalmente ritengo non sia sfuggito all&#8217;inciampo nemmeno l&#8217;amatissimo <strong>Almodovar</strong> con il suo ultimo &#8220;<em>La pelle che abito</em>&#8221; tratto da &#8220;<em>Tarantol</em>a&#8221; di <em><strong>Jonquet</strong></em>.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2012/01/la-pelle-che-abito-media.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1891" title="La pelle che abito di Almodovar" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2012/01/la-pelle-che-abito-media.jpg" alt="La pelle che abito di Almodovar" width="500" height="349" /></a></p>
<p>Pur mantenendo intatta l&#8217;ossatura del libro, Almodovar fa alcuni cambiamenti fondamentali nel rapporto tra <em>Robert</em> (nel libro <em>Richard</em>) e la sua creatura <em>Vera</em> (nel libro <em>Eve)</em>, amplia la vicenda della morte della moglie aggiungendo un paio di personaggi ed una storia di maternità nascosta che non influiscono più di tanto nella vicenda, e soprattutto stravolge completamente  il finale.<strong><br />
Ne scaturisce un&#8217;opera formalmente impeccabile, si vedano gli interni della villa di Ledgard, ma fredda come il ghiaccio</strong>.<br />
<span id="more-1856"></span>La dimensione quasi onirica del libro è perduta, il confine tra vendetta con Richard che umilia Eve facendola prostituire, e desiderio sparito.<br />
Almodovar è un grande grandissimo regista, passionale ed emozionante.<br />
E ne <em>La pelle che abito</em> mancano, a mio parere mancano proprio la passione e l&#8217;emozione che suscitano altre sue grandissime opere come <em>Tutto su mia madre</em> o <em>Parla con lei</em>.<br />
Qui siamo di fronte ad una sorta di &#8220;Frankestein&#8221; moderno, elegante, raffinato, quasi chirurgico nella sua perfezione realizzativa, ma in alcuni momenti, l&#8217;entrata in scena del figlio della domestica, francamente sconcertante.<br />
Il finale, specialmente se confrontato con quello del libro, lascia parecchio basiti.<br />
<em>Antonio Banderas</em> è bravo a tratteggiare la progressiva pazzia di Robert come non lo era da molto tempo, ma lui da solo non basta a salvare il film. <em>Elena Anaya</em> è bella, bellissima, ma ancora lontana dal carisma di altre chicas di Almodovar come <em>Cecilia Roth</em>, meravigliosa in &#8220;Tutto su mia madre&#8221;, <em>Penelope Cruz</em> o <em>Victoria Abril</em>.<br />
Peccato.</p>

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		<title>Onora il padre e la madre</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 17:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giordano Boscolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Sidney Lumet]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giordano Boscolo Per cominciare nel migliore dei modi il nuovo anno ho rivisto Onora il padre e la madre, l&#8217;ultimo film di Sidney Lumet che, prima di staccare definitivamente la spina della macchina da presa (il regista è morto nel 2011), ha pensato di farci dare una sbirciatina a un inferno urbano di inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di Giordano Boscolo</h4>
<p>Per cominciare nel migliore dei modi il nuovo anno ho rivisto <span style="font-size: small;"><em>Onora il padre e la madre</em></span><span style="font-size: small;">, l&#8217;ultimo film di <strong>Sidney Lumet</strong> che, prima di staccare definitivamente la spina della macchina da presa (il regista è morto nel 2011), ha pensato di farci dare una sbirciatina a un inferno urbano di inizio millennio.</span></p>
<p><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/TDtt8TRUsd4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il titolo originale (<span style="font-size: small;"><em>Before the devil knows you&#8217;re dead</em></span><span style="font-size: small;">) fa riferimento a un detto irlandese che suggerisce a chi è appena morto di arrivare in paradiso un po&#8217; prima che il diavolo si accorga della dipartita, per evitare che la destinazione ultraterrena sia orientata a una destinazione diversa.  Nessuno è innocente e il diavolo, pur non essendo granché con i coperchi,  è un ottimo contabile.<br />
<strong><span style="font-size: small;"><em>Onora il padre e la madre</em></span></strong><span style="font-size: small;"><strong> è un film sulla crisi: affettiva, familiare, economica; e sul fallimento: etico, genitoriale, sociale</strong>.<br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Non ci sono giochi di destrezza visivi in questo lungometraggio</strong> e in generale il cinema di Lumet non è mai stato ostaggio di talentuosi direttori della fotografia, o di montatori dalla mano lesta, che disinnescano il contenuto affogandolo in una melassa di virtuosismo fine a se stesso. Qui Tarantino è lontano anni luce.</span></span><br />
Semmai si potrebbe definirlo un ottimo film televisivo, ma attenzione: si tratta di un modello di televisione a cui non siamo più abituati, una televisione che, più del cinema, avrebbe potuto essere specchio e testimonianza del reale.</p>
<p><span style="font-size: small;"><span id="more-1819"></span>L&#8217;inizio del film è secco, brutale: due che scopano. </span><br />
<span style="font-size: small;">Un uomo e una donna. </span><br />
<span style="font-size: small;">Uno specchio accanto al letto, in una stanza anonima.</span><br />
<span style="font-size: small;">Mentre prende la donna da dietro l&#8217;uomo fissa lo specchio; il suo corpo non è attraente, le carni sono flaccide, lo sguardo intorpidito dal piacere gli conferisce un&#8217;espressione stolida.</span><br />
<span style="font-size: small;">Per tutta la durata dell&#8217;amplesso la sua attenzione è catturata dallo specchio: scruta la sua immagine, ne segue i movimenti con lo sguardo, si compiace del godimento della donna che giace sotto di lui.</span><br />
<span style="font-size: small;">Dopo l&#8217;orgasmo si scambiano qualche parola, lui si stupisce della passione che li ha inaspettatamente travolti nonostante siano ormai “una vecchia coppia sposata”. Dalle prime battute che i due si scambiano si apprende che sono lontani da casa, in vacanza, e che la passione di cui siamo stati spettatori era un artificio, una  messa in scena generata dal fumo e dalla distanza che li separa dalla vita di tutti i giorni. Un tentativo forzato, l&#8217;ultimo, prima del collasso. </span><br />
<span style="font-size: small;">Questo è il prologo, ed è l&#8217;unico momento in cui l&#8217;uomo, il cui nome è Andy, ha il controllo di quello che gli accade (anche se, come abbiamo inteso, è un controllo fittizio, un&#8217;illusione generata da droga e lontananza, un miraggio destinato a rimanere confinato dentro la cornice di uno specchio). </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il film vero e proprio comincia dalla scena successiva, oltre lo specchio, e da quel momento l&#8217;illusione di completezza, di corrispondenza tra pulsioni e azione, di armonia tra &#8220;io&#8221; e mondo esterno, di linearità tra causa ed effetto percepita attraverso la semplice realtà dell&#8217;atto sessuale, viene meno.</span><br />
<span style="font-size: small;"><strong>Tutto quello che vediamo accadere nelle due ore successive giace su un piano diverso rispetto a quello abitato dai protagonisti, ed è a loro inaccessibile</strong>: lo specchio visto all&#8217;inizio si è definitivamente infranto, nessuno riuscirà più ad abbracciare con lo sguardo l&#8217;intero orizzonte in cui la vita è racchiusa. Estranei a se stessi e separati gli uni dagli altri, gli unici barlumi di lucidità che lasciano intravedere la realtà morale che sottende la loro vita esteriore spalancano porte sull&#8217;orrore. La volontà frammentata di Andy e del fratello minore, ma anche degli altri personaggi, non produce altro che schegge di eventi dalle conseguenze imprevedibili e fatali. In questo contesto, gli improvvisi salti temporali della narrazione, annunciati da fermi immagine che vibrano e si dissolvono nella scena successiva, non costituiscono tanto una scelta formale, quanto un modo per sottolineare l&#8217;assoluta deriva in cui versano le vittime-carnefici rappresentate in questo film. L&#8217;America è avanti rispetto a noi, sulla strada che conduce al disastro.</span><br />
<span style="font-size: small;">Buon anno.</span></p>

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		<title>Melancholia: l&#8217;apocalisse di Lars Von Trier danza con Wagner</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 11:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinematascabile</dc:creator>
				<category><![CDATA[drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[giornate natalizie]]></category>
		<category><![CDATA[surreale]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Cannes]]></category>

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		<description><![CDATA[Maestoso, inquietante, angosciante, coinvolgente, musicale, commovente, desolante, gelido Da dove cominciare a parlare dell&#8217;ultimo film, Melancholia, di Lars Von Trier. Onestamente non lo so: mi viene in mente una raffica di aggettivi per descriverlo, ma non le parole per raccontarlo. Di sicuro non parlerò né di Filosofia, né di Mito, né tanto meno scomoderò parallelismi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Maestoso, inquietante, angosciante, coinvolgente, musicale, commovente, desolante, gelido</h4>
<p>Da dove cominciare a parlare dell&#8217;ultimo film, Melancholia, di Lars Von Trier. Onestamente non lo so: mi viene in mente una raffica di aggettivi per descriverlo, ma non le parole per raccontarlo.</p>
<p>Di sicuro non parlerò né di Filosofia, né di Mito, né tanto meno scomoderò parallelismi più o meno aulici, come ho letto in diverse recensioni, di cui onestamente non ho capito nulla.</p>
<p>Del buon vecchio Lars &#8211; si fa per dire &#8211; ho visto diversi film; non mi sono fatta neppure intimidire da <em>Idiots </em>per capirci, eppure ogni volta rimango spiazzata. Cercare un filo logico o una consequenzialità narrativa è da evitare, meglio lasciarsi trascinare nel turbine di non sense, di angosce e fobie della mente di un lucido folle.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/10/melancholia-kirstendunst1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1712" title="Kirsten Dunst Melancholia" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/10/melancholia-kirstendunst1.jpg" alt="Kirsten Dunst in Melancholia" width="500" height="281" /></a></p>
<p><span id="more-1709"></span>Presentato alla <strong>64a edizione del Festival del Cinema di Cannes</strong>, Melancholia esce nelle sale con sei mesi di ritardo a causa delle dichiarazioni provocatoriamente filo-hitleriane che sono costate al controverso regista danese la cacciata dal Festival.</p>
<p>Se qualcuno non lo aveva ancora capito,<strong> Lars Von Trier </strong>è un folle, una personalità oscura e inquietante, invisa e volontariamente provocatoria, eppure è un genio. Ma tutto questo <strong>non deve bastare per lasciarsi intimidire</strong>, <strong>che è quello che il regista probabilmente ricerca e allora continuare a vedere i suoi film diventa quasi una sfida</strong>. Una sfida alle nostre imperturbabili coscienze, alla serenità e intimità che cerchiamo nella sala cinematografica.</p>
<p>Come nella tradizione di Von Trier, il film è organizzato per capitoli o per atti. Si parte con un <strong>prologo</strong>, che è pura poesia: una sequenza onirica che alterna immagini e il moto di corpi celesti, accompagnata del preludio al primo atto dell&#8217;opera <em>Tristano e Isotta</em> di <em>Wagner</em>.</p>
<p>I <strong>due atti raccontano l&#8217;antitesi delle personanilità di due sorelle in un unico spazio di azione (unità di luogo)</strong>: <em><strong>Justine (Kirtsen Dunst</strong></em>) è irrazionale, emotivamente instabile, fuori dagli schemi, incurante delle formalitàche; nel primo capitolo festeggia il suo matrimonio e invece che essere all&#8217;apice della felicità, manifesta tutto il male di vivere. La sorella <em><strong>Claire (Charlotte Gainsbourg)</strong></em>, protagonista del secondo episodio, è calma, controllata, razionale, cerca la sicurezza e la stabilità nell&#8217;organizzazione e nel controllo di quanto le sta intorno.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/11/Gainsbourg-malancholia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1744" title="Gainsbourg-malancholia" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/11/Gainsbourg-malancholia.jpg" alt="Charlotte Gainsbourg in una scena del film Melancholia" width="480" height="271" /></a></p>
<p>Il rapporto tra le due sorelle è conflittuale, ma al tempo stesso stretto e profondo. <strong>Un evento cataclismatico e imprevendibile, rovescerà le aspettative </strong>dello spettatore riguardo alle caratteristiche e ai comportamenti delle due protagoniste. <strong>Ma tranquilli, Von Trier non ha messo in scena un film catastrofista sull&#8217;onda delle previsione dei Maja</strong>. <strong>L&#8217;Apocalisse è un pretesto narrativo e uno spunto creativo eccezionale</strong> per realizzare un affresco che è una vera opera d&#8217;Arte. Abbandonato il Dogma, Von Trier ricerca un&#8217;estetica sublime e perfetta, che, accompagnata dalla sontuosità dell&#8217;opera wagneriana, è ciò che fa del film un vero capolavoro e il motivo per non perdere assolutamente questo film.</p>
<p>Per i razionalisti che non amano farsi trascinare nelle follie narrative di Von Trier, l&#8217;aspetto estetico rimane comunque un elemento di oggettiva qualità del film, che lo inserisce di diritto tra i Cult. Per chi fosse pronto a lasciare da parte la razionalità e segurie il genio folle troverà nel film ben di più&#8230;</p>
<p>Consigliatissimo</p>
<p>Invece del Trailer, che a mio parere non rende merito al film, vi lascio con questo video sugli effetti speciali, che mostra alcune scene topiche dell&#8217;opera di Von Trier</p>
<h4>Melancholia, Special Effects</h4>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="511" height="290" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/YOXNPovY6yE?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="511" height="290" src="http://www.youtube.com/v/YOXNPovY6yE?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>

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		<title>This must be the place: Sean Penn e Paolo Sorrentino che coppia entusiasmante!</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 14:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinematascabile</dc:creator>
				<category><![CDATA[commedia]]></category>
		<category><![CDATA[drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[musicale]]></category>
		<category><![CDATA[grottesco]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra cinema venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;accoppiata perfetta quella tra Sean Penn e Paolo Sorrentino che ci regalano un film davvero superbo. Paolo Sorrentino mi aveva incuriosito con &#8220;L&#8217;amico di famiglia&#8221; e poi davvero stupito con &#8220;Il Divo&#8220;; con Must Be the Place fa un ulteriore passo avanti, che lo rende a tutti gli effetti un regista di spessore internazionale. Era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #993366;">Un&#8217;accoppiata perfetta quella tra Sean Penn e Paolo Sorrentino che ci regalano un film davvero superbo.</span></h4>
<p>Paolo Sorrentino mi aveva incuriosito con &#8220;<em>L&#8217;amico di famiglia</em>&#8221; e poi davvero stupito con &#8220;<em>Il Divo</em>&#8220;; con <em>Must Be the Place</em> fa un ulteriore passo avanti, che lo rende a tutti gli effetti un <span style="color: #993366;"><strong>regista di spessore internazionale</strong></span>. Era già chiaro con <em>Il Divo</em>, che pur raccontando una storia tutta italiana, lo stile aveva un respiro assolutamente internazionale come regia, fotografia, colonna sonora. Un film impeccabile di altissimo livello; un regista completo che non cura solo la storia (come spesso accade per molti film italiani), ma fa di un&#8217;ottima storia un gioiello cinematografico, una piccola opera d&#8217;arte nel senso letterale del termine.</p>
<p><em>This must be the place</em> è la storia di una Rock Star del passato, interpretata da un pittoresco e strabiliante Sean Penn, che descriverei come <span style="color: #993366;"><strong>una via di mezzo tra Robert Smith dei Cure e Edward Mani di Forbice di Tim Burton</strong></span> e non è un caso direi! Sorrentino, grazie alle doti indiscutibili di Seann Penn, costruisce un nuovo e indimenticabile personaggio cinematografico, un mix tra un uomo e un fumetto, una creatura fanciullesca, di un&#8217;umanità profonda, un Peter Pann un po&#8217; imbranato, che parla con la semplicità di un bambino e di un saggio allo stesso tempo.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/10/sean-penn.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1690" title="Sean Penn " src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/10/sean-penn.jpg" alt="Sean Penn in This must be the place" width="500" height="333" /></a></p>
<p><span style="color: #993366;"><strong><span id="more-1680"></span>La sceneggiatura è così ben costruita che sembra tratta da un romanzo</strong></span>. La prima parte è tutta dedicata alla presentazione del personaggio, mentre la seconda al viaggio, un viaggio fisico ed esistenziale, anche se come chiarisce alla moglie : “<em>Non sto cercando me stesso. Sono in New Mexico non in India</em>”; è un viaggio alla ricerca di un luogo, un luogo in cui sentirsi a proprio agio e trovare la propria dimensione, poco importa che il luogo non sia propriamente fisico, ma interiore. Ho letto diversi commenti che considerano la sceneggiatura sfilacciata, dispersiva a tratti noiosa, in particolare perchè non tratteggia con una certa precisione e costanza la vita di alcuni personaggi (vedi la storia della madre che attende alla finestra il ritorno del figlio). Non condivido questa visione, perchè non è un racconto corale, ma è come se entrassimo ad un certo momento della vita di <em>Cheyenne</em> (Sean Penn) e cominciassimo a seguirlo in un cammino in cui incontrerà una serie di figure funzionali alla storia. Poco importa se non si sa da dove vengano e dove stiano andando, non è questo che interessa raccontare al regista.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/10/penn-sorrentino.jpg"><img class="size-full wp-image-1691 alignnone" title="penn-sorrentino" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/10/penn-sorrentino.jpg" alt="Sean Penn e Paolo Sorrentino" width="500" height="366" /></a></p>
<p><em>This must be the place</em> è il titolo di una canzone dei <span style="color: #993366;"><strong>Talking Heads</strong></span> e <strong><span style="color: #993366;">David Byrne</span></strong> è appunto uno dei personaggi incontrati durante il viaggio. Questa canzone e l&#8217;intera colonna sonora sono un altro dei punti di forza del film, semplicemente perfetta.</p>
<h4><strong><span style="color: #993366;">David Byrne This Must Be The Place Live Jools Holland 2004‬</span></strong></h4>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="509" height="287" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cUEiMQfSrZw?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="509" height="287" src="http://www.youtube.com/v/cUEiMQfSrZw?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>I <strong><span style="color: #993366;">dialoghi</span></strong> sono davvero splendidi, pervasi di un sarcasmo pungente. Si capisce che sono stati studiati nei dettagli e sono l&#8217;indice della profondità e dello spessore del film.</p>
<p>E poi c&#8217;è la meravigliosa <span style="color: #993366;"><strong>fotografia e dei movimenti di camera</strong></span> che valorizzano lo spazio: particolarmente interessante il contrasto tra gli spazi ristretti dell&#8217;Irlanda, dove tutto è a misura d&#8217;uomo e invece le enormi spianate degli Stati Uniti, dove è la natura a fare da padrona e poi <span style="color: #993366;"><strong>i primi e i primissimi piani</strong></span>, che colgono i sentimenti, gli umori, le imperfezioni umane.</p>
<p>Ma alla fine non è nè la regia, nè la sceneggiatura, nè la fotografia, <span style="color: #993366;"><strong>è la Poesia che rende questo film indimenticabile, da vedere e rivedere per gustarlo pienamente</strong></span>.</p>
<p>Oscar all&#8217;orizzonte? Non saprei, ma di sicuro sarebbero più che meritati.</p>

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		<title>&#8220;Ruggine&#8221; di Daniele Gaglianone</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 18:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ratatouille</dc:creator>
				<category><![CDATA[drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra cinema venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Davide d&#8217;Amore. Nella periferia torinese degli anni Settanta una banda di ragazzini gioca fra le lamiere arrugginite di fabbriche abbandonate. Un ricco ed educato dottore fa il suo ingresso in questo scenario brullo e assolato. La comparsa di un mostro sconvolge un terreno inviolabile, e un gruppo di piccoli eroi dovrà trovare il coraggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->di Davide d&#8217;Amore.</h4>
<p>Nella periferia torinese degli anni Settanta una banda di ragazzini gioca fra le lamiere arrugginite di fabbriche abbandonate. Un ricco ed educato dottore fa il suo ingresso in questo scenario brullo e assolato. La comparsa di un mostro sconvolge un terreno inviolabile, e un gruppo di piccoli eroi dovrà trovare il coraggio di affrontarlo.  <a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/09/Ruggine-media.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1615" title="Ruggine di Daniele Gaglianone" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/09/Ruggine-media.jpg" alt="Ruggine di Daniele Gaglianone" width="480" height="319" /></a> “Ruggine” è un film che intreccia abilmente diverse tematiche: è <strong>un racconto sull&#8217;amicizia, una rappresentazione emblematica dell&#8217;inevitabile riemergere del passato nel presente, una riflessione sul potere e le sue dinamiche subdole e distorte, nonché un&#8217;intensa e coinvolgente “fiaba nera”</strong>.  I toni fiabeschi si avvertono già dall&#8217;incipit, in cui due dei giovani protagonisti, Sandro (<em>Giuseppe Furlò</em>) e Cinzia (<em>Giulia Coccellato</em>), si scambiano delle parole timide e qualche tenera carezza sotto una scia danzante di polvere, resa dorata da un fascio di luce che filtra da una fessura sul soffitto del “castello”, un traballante assembramento di rottami rugginosi elevati dai bambini a dimora di giochi e avventure.  <span id="more-1602"></span> <a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/09/Ruggine-media2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1616" title="Ruggine di Daniele Gaglianone" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/09/Ruggine-media2.jpg" alt="Ruggine di Daniele Gaglianone" width="480" height="319" /></a> La loro infanzia scivola sotto il sole cocente dell&#8217;estate, fra corse in mezzo a distese di sterpaglie bruciacchiate e rischiose imprese guerresche guidate da Carmine (<em>Giampaolo Stella</em>), l&#8217;autoritario capobanda. Ma, come in ogni fiaba, c&#8217;è un orco. Un uomo nero dalla voce cavernosa interpretato dall&#8217;ottimo <em>Filippo Timi</em>, in grado tanto di librare il personaggio verso slanci di grottesca follia (come nella scena in cui, con i capelli spettinati e lo sguardo esaltato, intona un&#8217;aria lirica, prima restando in primo piano e poi allontanandosi attraverso i campi con le spalle alla camera, mentre la sua figura sfocata si assottiglia in modo sempre più inquietante) quanto di contenerlo in un&#8217;immobilità capace, già di per sé, di far paura.  Alla prima torinese del film, a cui ha fatto seguito un dibattito col pubblico, il regista ha fatto accenno all&#8217;impegno profuso insieme all&#8217;attore perugino per la costruzione di un personaggio complesso come quello del dottor Boldrini; le atmosfere di riferimento sono state quelle del <strong>cinema espressionista tedesco del primo Novecento</strong>, ha dichiarato. Non a caso le ombre e i cigolii fischiettanti (una parte consistente del valore dell&#8217;opera va riconosciuta allo splendido lavoro sui suoni e le musiche) che accompagnano le apparizioni del colto pediatra rievocano esplicitamente “<em>M &#8211; Il mostro di Düsseldorf</em>”. In effetti “Ruggine” è, ad un primo livello, la storia di un maniaco, un medico apparentemente rispettabile, in realtà disturbato e devoto a ideali neo-nazisti, che gode, in virtù del proprio status sociale, più elevato rispetto a quello degli immigrati insediati nel fatiscente quartiere in cui è stato costretto a trasferirsi, della loro indiscussa ammirazione.  La sua vera natura, dopo il consumarsi dei primi, orrendi, omicidi, comincia a divenire chiara agli occhi dei bambini, che notano in lui dei comportamenti strani. Eppure non osano rivelare le loro esatte percezioni agli adulti, perché sanno bene che i grandi non li avrebbero ascoltati. In questo momento emerge in modo piuttosto evidente il discorso sul potere. Il fatto che il gruppo, dopo aver malmenato un barbone per averlo inizialmente creduto responsabile degli efferati delitti, prenda coscienza della colpevolezza dell&#8217;individuo più stimato della comunità e non diffonda la scoperta nel “mondo adulto”, rappresenta da un lato la cesura irrecuperabile fra la maturità e l&#8217;infanzia, una zona incorrotta in cui lo sguardo puro e diretto sulla realtà non è ancora stato inquinato dai compromessi e le ipocrisie che rendono possibile la vita all&#8217;interno della società, dall&#8217;altro la presa di coscienza disarmante (ma solo per il pubblico: i ragazzini  della storia lo comprendono in modo molto più naturale) che il Male, se per un verso proviene da recessi oscuri e insondabili, per l&#8217;altro risiede nella forzata tranquillità, condivisa dai più, del quotidiano, è visibile alla luce del sole sulla superficie di una presunta normalità che assume se stessa acriticamente, rinunciando a uno sguardo sullo e dall&#8217;esterno, per ritrovarsi, in definitiva, a galleggiare in un&#8217;illusoria totalità indifferenziata. In questo senso, il consorzio umano è immune alla Verità del male presente al proprio interno; essa potrebbe costituire un efficace vaccino se non fosse rifiutata a priori.  <strong>Senza svelare il finale, si può dire che la vicenda seguirà uno sviluppo fedele al canone fiabesco</strong>. All&#8217;interno del piano narrativo focalizzato sul passato dei ragazzi, però, si incastrano vari episodi sul futuro dei tre protagonisti: quello di Sandro (<em>Stefano Accorsi</em>), traduttore impegnato a tenere a bada il vivace figlioletto in un monolocale ingombro di libri; quello di Cinzia (<em>Valeria Solarino</em>), maestra di arte in una scuola media, prima spettatrice incredula poi infervorata parte attiva di un assurdo consiglio di classe che mette a nudo le contraddizioni, e le bassezze, di uno svogliato gruppo docenti incapace, col suo magmatico maschilismo e il suo simpatico menefreghismo, di considerare la propria “materia di lavoro” per quella che veramente è, ovvero un insieme di individui in fase di crescita con alle spalle una serie di storie personali più o meno serene, e di affrontare il sorgere di eventuali problemi con cognizione di causa, o perlomeno con il dovuto tatto; infine, quello di Carmine (<em>Valerio Mastandrea</em>), che, rinchiuso nella penombra di un anonimo bar a fumare e bere birra, ci fa assistere alla transazione dall&#8217;originaria spavalderia e sicurezza di sé al manifestarsi di una fondamentale vigliaccheria e incapacità di controllare le circostanze, mentre l&#8217;irrompere di pressioni presenti contribuisce al conflittuale riaprirsi di cicatrici passate.  Ci vengono così presentati così tre adulti alle prese col fantasma di un episodio ormai trascorso che, sfuggendo alla contingenza del suo accadere particolare, si trasforma in un tema di portata necessariamente più ampia, fino a diventare il simbolo del rimosso storico che grava sull&#8217;oggi. Se è vero che, nel corso del suo inevitabile ripresentarsi, esso ha anche, almeno per i personaggi, una portata emancipatoria, perché libera chi conserva il ricordo dal peso della custodia, non si può dire che il film intenda offrire al pubblico alcuna scappatoia, volgendosi in conclusione verso prospettive ottimistiche. Soprattutto per via della naturale tendenza a dimenticarci delle condizioni socio-politiche che hanno preceduto il nostro tempo e a interpretare le brutture e gli orrori che ci circondano come frutto del caso. Spesso abbiamo voglia di sbarazzarci troppo facilmente delle scosse subite, questo il regista di “Nemmeno il destino” non cessa mai di ricordarlo. E fa riflettere come, attualmente, gli unici in grado di elaborare e diffondere (quando ci riescono) idee sull&#8217;attualità dalle valenze fortemente politiche siano gli artisti. Dopo la proiezione al cinema <strong><em>Massimo, Gaglianone</em> ha raccontato di una domanda postagli a Venezia da una giornalista della RAI: “Ma perché fai sempre film così duri?”; “Forse – questa la risposta <span style="font-family: Liberation Serif,serif;">–</span> ci vuole qualcuno che dia qualche schiaffone. Sono trent’anni che ci raccontiamo barzellette, e adesso siamo nella merda”. Più chiaro di così non si può</strong>.  <strong>Splendida l&#8217;ultimissima scena,</strong> inserita dopo i primi titoli di coda: un rimbalzo di sguardi fra i tre protagonisti adulti in metropolitana, <strong>sulla scia di “Un campo lungo cinematografico”, brano composto da Vasco Brondi appositamente per il film</strong>. L&#8217;atmosfera sospesa nell&#8217;azzurrino del vagone, l&#8217;incontro mancato, forse avvenuto davvero, forse no, l&#8217;accordo fluttuante fra immagini e musica, coronano alla perfezione un&#8217;opera scaturita dalla miscela esplosiva fra fiaba e crudo realismo. Mescolanza che trova la sua più compiuta espressione nell&#8217;episodio in cui <em>Stefano Accorsi</em>, giocando con il figlio, si finge un drago. Mentre il bambino lo cerca, lui salta fuori dall&#8217;armadio, per fargli uno scherzo. Ma, in quel momento, agli occhi del piccolo, il padre si trasforma nell&#8217;uomo nero che l&#8217;adulto ha conosciuto durante l&#8217;infanzia. Il ragazzino si spaventa a morte, e non dice più una parola fino alla fine della scena, nonostante le scuse e l&#8217;abbraccio del genitore. Metaforicamente, il ricordo del mostruoso dottore si è materializzato nella tranquillità dell&#8217;appartamento, e il Male che rappresenta è stato talmente sconvolgente da ridurre al silenzio un nuovo bambino, fino ad allora ignaro della sua esistenza.</p>
<p>Davide d&#8217;Amore</p>

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		<title>Il ragazzo con la bicicletta, fiaba sociale dei fratelli Dardenne</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 16:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinematascabile</dc:creator>
				<category><![CDATA[cineforum/scuole]]></category>
		<category><![CDATA[drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo agli sgoccioli della stagione cinematografica; dalla prossima settimana iniziano le proiezioni all&#8217;aperto e l&#8217;occasione per recuperare &#8220;i perduti della stagione&#8221;. Anzi potrebbe essere un&#8217;idea fare una classifica dei film imperidibili del 2010-2011 e andarli a scovare nelle rassegne estive. Prima di questo però, per chi ha ancora voglia di un cinemino in settimana, consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo agli sgoccioli della stagione cinematografica; dalla prossima settimana iniziano le proiezioni all&#8217;aperto e l&#8217;occasione per recuperare &#8220;i perduti della stagione&#8221;. Anzi potrebbe essere un&#8217;idea fare una classifica dei film imperidibili del 2010-2011 e andarli a scovare nelle rassegne estive. Prima di questo però, per chi ha ancora voglia di un cinemino in settimana, consiglio <strong>&#8220;Il ragazzo con la bicicletta&#8221; di Jean-Pierre e Luc Dardenne.</strong></p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/ragazzo-bicicletta05.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1443" title="Il ragazzo con la bicicletta" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/ragazzo-bicicletta05.jpg" alt="Il ragazzo con la bicicletta" width="490" height="314" /></a></p>
<p>Chi già conosce e ama i due <strong>registi di Liegi</strong> sa cosa aspettarsi e non verrà deluso; per gli altri potrebbe essere una bella scoperta. I Dardenne mi viene da paragonarli a un <em>Ken Loach</em> alla francese: come il regista inglese infatti affrontano temi sociali di alta drammaticità, che hanno come protagonisti piccoli e grandi uomini e donne. Il protagonista di questa pellicola è Cyril, un ragazzino di 12 anni, con un visetto ancora da cucciolo, ma la grinta e il desiderio di autonomia e di rivalsa di un uomo. Pur vivendo da oltre un mese in un istituto, si rifiuta di accettare che il padre lo abbia abbandonato e con caparbietà continua a cercarlo, finchè nella sua personale battaglia contro il mondo incontra Samantha (<em>Cecil de France</em>, che abbiamo visto di recente in <a title="Hereafter di Clint Eastwood" href="http://www.cinematascabile.com/drammatico/hereafter-film-di-un-saggio-o-di-un-conservatore-americano/">Hereafter di Clint Eastwood</a>), una parrucchiera che si prende a cuore fin da subito il piccolo Cyril e con rispetto e delicatezza cerca di aiutarlo e ridargli un equilibrio affettivo.</p>
<p><span id="more-1442"></span>Il film è realistico, a tratti crudele: la scena in cui il piccolo ascolta le parole di rifiuto del padre farebbe venire un coccolone anche al più impassibile degli spettatori. Asciutta e mai pietistica, la storia scorre con inesorabile durezza: sembra non possa esserci riscatto e che le scelte siano a senso unico. Insieme a quella di Cyril, anche la vita di Samantha sembra precipitare in un baratro di angoscia. Nulla è facile; non tutti i bambini hanno diritto a vivere un&#8217;infanzia felice e a crescere protetti. Non ci sono passaggi scontati nel film e anche il finale che riapre la speranza è molto equilibrato.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/ragazzo-bicicletta06.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1444" title="ragazzo-bicicletta06" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/ragazzo-bicicletta06.jpg" alt="una scena del film Il ragazzo con la bicicletta" width="490" height="316" /></a></p>
<p>Il piccolo <em><strong>Thomas Doret</strong></em> sembra un eroe alla <em>Oliver Twist</em>, alla <em>David Copperfield</em> e in generale ricorda una figura dei romanzi di formazione o ancora meglio un <strong>Pinocchio dei nostri giorni</strong>. La similitudine con Pinocchio più ci penso e più mi piace, perchè anche Samantha è un po&#8217; come la Fata Turchina e i bambini cattivi non esistono; ne esistono di sfortunati e soli, ma la possibilità di riscatto può sempre esserci, soprattutto perchè il sangue non è tutto e lungo il cammino possiamo incontrare in qualsiasi momento qualcuno che ci cambierà la vita.</p>
<p>Siamo di fronte ad un film che non propone valori assoluti e riflessioni psicologiche complesse, ma il personaggio del piccolo Cyril è di quelli che rimangono impressi nella memoria. Assolutamente consigliato, bell&#8217;idea anche per un cineforum tematico.</p>
<p>Il trailer del film<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="496" height="310" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/SNQ6hRaanfE?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="496" height="310" src="http://www.youtube.com/v/SNQ6hRaanfE?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>

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		<title>Cirkus Columbia, la metafora di Danis Tanovic della Jugoslavia prima della guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 17:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinematascabile</dc:creator>
				<category><![CDATA[drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Ex-Jugoslavia]]></category>

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		<description><![CDATA[Danis Tanovic è il regista che insieme a Emir Kusturica ha saputo in questi anni regalarci un ritratto vivido e intenso della ex jugoslavia. Viene automatico accostare i due autori, perchè completano un quadro dipinto da mani in realtà molto diverse: se i film di Kusturica sono un tripudio di surrealismo onirico ed eccessività; al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Il regista Danis Tanovic" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Danis_Tanovi%C4%87">Danis Tanovic </a>è il regista che insieme a <a title="il regista Emir Kusturica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emir_Kusturica">Emir Kusturica</a> ha saputo in questi anni regalarci <strong>un ritratto vivido e intenso della ex jugoslavia</strong>. Viene automatico accostare i due autori, perchè completano un quadro dipinto da mani in realtà molto diverse: se i film di Kusturica sono un <strong>tripudio di surrealismo onirico ed eccessività</strong>; al contrario, <strong><em>Cirkus Columbia</em></strong>, nonostante il nome, <strong>è un film asciutto e sobrio</strong>. Entrambi grotteschi e sarcastici, ma con punti di vista molto differenti (nati entrambi in Bosnia, Kusturica è però natualizzato serbo). Nel 2005 ho fatto un bel viaggio nella ex-Jugoslavia, fino a Sarajevo; la guerra era ormai finita da tempo, ma ne rimanevano segni, non solo segni visibili incastonati nei muri, ma segni impalpabili, segni di un passato che non sarebbe mai tornato, di una normalità apparente, che cela ricordi tragici. Soprattutto la Bosnia &#8211; saranno stati gli incessanti giorni di pioggia &#8211; mi ha trasmesso emozioni contrastanti: allegria e malinconia, tetra e meravigliosa. Mi sono ritrovata perfettamente nei film di entrambi i registi.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/cirkus-columbia-media.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1427" title="cirkus-columbia-media" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/cirkus-columbia-media.jpg" alt="Cirkus Columbia" width="490" height="326" /></a></p>
<p>Ma veniamo a <strong>Cirkus Columbia</strong>. E&#8217; il 1991 e siamo in <strong>Bosnia Erzegovina</strong>. <em>Divko</em>, scappato 20 anni prima dalla sua terra ed emigrato in Germania, vi ritorna per ritrovare le sue radici e rituffarsi in un nostalgico passato, che non solo non esiste più, ma deve far largo ad un futuro incombente che rimescola tutte le carte. Divko torna ricco e potente; sembra un uomo senza cuore: il suo primo pensiero è quello di sfrattare la moglie e il figlio dalla casa in cui hanno vissuto 20 anni per trasferirvisi con la nuova bella e giovane futura moglie. L&#8217;unico che sembra amare di un profondo affetto è il suo gatto nero portafortuna Bonny ed è proprio la fuga del gattino che segna l&#8217;inizio del crollo delle sue certezze.</p>
<p><span id="more-1421"></span>Danis Tanovic, regista di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/No_Man%27s_Land_%28film_2001%29">No Man&#8217;s Land</a>, strameritatamente premiato agli Oscar e a Cannes nel 2001, 10 anni dopo torna ad affrontare <strong>il tema della guerra nella ex-jugoslavia</strong>, con un approccio molto particolare: <strong>raccontare &#8220;il prima&#8221; del conflitto</strong>. La scelta è ancora più amara che mostrare scene di guerra e combattimento, anche se il film potrebbe definirsi una commedia, se non comica, sicuramente sarcastica.</p>
<p>I protagonisti sono 4 (anzi 5 considerando Bonny, che, pur non avendo il dono della parola, funge filo conduttore simbolico della vicenda e non può che riportare la memoria a <a title="Gatto nero Gatto bianco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gatto_nero,_gatto_bianco"><em>Gatto nero Gatto bianco</em></a>), ognuno alle prese con relazioni difficili, sopite, mai risolte, mai nate. La vicenda ha sullo sfondo un contesto politico e sociale che sta rapidamente cambiando. <strong>La caduta del muro di Berlino</strong>, che per l&#8217;Europa ha significato uno storico e simbolico momento di vittoria della libertà e della democrazia, <strong>in Jugoslavia è stato l&#8217;inizio di un ineluttabile cammino verso la guerra</strong>.</p>
<p><strong>Ma cosa c&#8217;era prima?</strong> E&#8217; questo quello di cui Tanovic vuole parlare, ricordare la vita prima dell&#8217;orrore. La sintesi perfetta del film sta nella scena finale, un&#8217;emblematica immagine che racchiude tanta tenerrezza quanta amarezza. Da vedere.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/Cirkus-Columbia-giostra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1428" title="Cirkus-Columbia-giostra" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/06/Cirkus-Columbia-giostra.jpg" alt="Cirkus Columbia, la scena finale" width="490" height="259" /></a></p>

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		<title>Il primo incarico di Giorgia Cecere in un piccolo mondo antico</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 16:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinematascabile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[festa della donna]]></category>
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		<description><![CDATA[In questa domenica dal tempo incerto, volevo raccontarvi di un piccolo film, un po&#8217; timido, dalle potenzialità non completamente espresse, degnato di poca pubblicità e poco circuito. Si tratta de &#8220;Il primo incarico&#8221; di Giorgia Cecere, opera prima di una sceneggiatrice che ha già lavorato con Edoardo Winspeare e Gianni Amelio e che ora prova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa domenica dal tempo incerto, volevo raccontarvi di un piccolo film, un po&#8217; timido, dalle potenzialità non completamente espresse, degnato di poca pubblicità e poco circuito. Si tratta de &#8220;Il primo incarico&#8221; di <strong>Giorgia Cecere</strong>, opera prima di una sceneggiatrice che ha già lavorato con <a title="Edoardo Winspeare" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Winspeare">Edoardo Winspeare</a> e <a title="Gianni Amelio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Amelio">Gianni Amelio</a> e che ora prova l&#8217;esperienza registica. Il film è ambientato in <strong>Puglia negli anni &#8217;50 </strong>e racconta la storia di una giovane maestra che come primo incarico viene inviata a 150 km da casa in uno sperduto paesino, che non offre nulla, ma soprattutto in cui sembra essersi fermato il tempo e in cui si vivono situazioni quasi ottocentesche. Il film è incentrato tutto intorno al personaggio di <em>Nena</em>, una giovane donna intelligente e volitiva, che cerca la propria realizzazione in un mondo maschilista, dove la <strong>libertà di autodeterminazione è condizionata dalle convenzioni sociali e dalla mancanza di alternative</strong>.</p>
<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/05/il-primo-incarico.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1341" title="Il primo incarico" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/05/il-primo-incarico.jpg" alt="Il primo incarico" width="487" height="269" /></a></p>
<p>Il ritratto di <strong>un sud al naturale, in cui si riesce a ricostruire senza grossi artifici un piccolo mondo antico</strong>, fatto di poche parole e gesti di eredità secolare che si ripetono come se il tempo fosse segnato da una clessidra rotta. Ne appare un sud, molto lontanto dalla rappresentazione quasi macchietistica a cui siamo stati abituati da un cinema italiano, che spesso pecca di ostentato provincialismo. Campi lunghi, movimenti lenti, l&#8217;occhio di una telecamera attenta, che indugia sugli sguardi e sui movimenti lenti, che ricorda e beneficia di un respiro di <strong>cinema orientale</strong>, forse grazie all&#8217;influenza del co-scenografo<strong> Yang Li Xiang</strong>. <span id="more-1340"></span></p>
<p>Nonostante, la storia semplice e una trama abbastanza scontata, lo sguardo è ampio e permette l&#8217;astrazione di messaggi e valori. <strong>Un film di sguardi e di silenzi, che non lascia spazio ad intrecci che vanno al di là del percorso della protagonista</strong>. Pochissimo spazio è lasciato agli altri personaggi, soprattutto a quelli maschili, il che rende il film un po&#8217; troppo asciutto.</p>
<p>Bravissima, invece, nella parte della protagonista <strong>Isabella Ragonese</strong>, adatta anche nelle caratteristiche fisiche al ruolo che interpreta, una ragazza esile, ma forte, dallo sguardo intenso e vivace. Una giovane attrice che incanta e che si rivela un&#8217;interessantissima promessa del cinema italiano. E un bel ruolo quello per lei disegnato da Giorgia Cecere: il ritratto di una donna coraggiosa, attenta osservatrice, che senza atteggiamenti da eroina è pronta a confrontarsi con un luogo ostile, con la capacità di mettersi in discussione e alla fine riprensare la propria vita e trovare una nuova soprendente strada.</p>
<p>Un film dallo sguardo sensible e femminile quello della Cecere, che dedica grande cura anche all&#8217;estetica del film: <strong>splendida la fotografia</strong>, <strong>belli i colori, la luce naturale e gli abiti e gli accessori </strong>indossati da Nena, che la distinguono, senza bisogno di parlare, dal resto del villaggio.</p>
<p>Un film dolce e amaro, che a tratti diventa soffocante per poi ritornare ad una melanconica calma. Un film che consiglio soprattutto ad un pubblico femminile e molto adatto per <strong>cineforum sulla condizione femminile o per la Festa della donna</strong>.</p>

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		<title>The Social Network (il lato oscuro di Facebook)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 08:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Veruska</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/03/The_Social_Network.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1271" title="The Social Network di David Fincher" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/03/The_Social_Network.jpg" alt="Wallpaper di The Social Network" width="482" height="274" /></a></p>
<p>E&#8217; l&#8217;inquietudine il sentimento che mi ha pervasa per quasi tutta la durata di &#8220;<strong>The Social Network</strong>&#8220;, e &#8211; diciamolo subito &#8211; chi vuole vedere un film su <strong>Facebook</strong> dovrebbe scegliere un&#8217;altra pellicola. Non ho ancora visto &#8220;Il discorso del Re&#8221;, quindi non posso sapere se la Notte degli Oscar è stato un furto ai danni di un&#8217;opera che meritava maggiori attenzioni, ma qui il <strong>regista David Fincher </strong>(David, mi avevi già abbondamente convinta con <em>Seven</em>, con <em>Fight Club</em> hai guadagnato la mia stima eterna e ora ti meriti un inchino) è capace di dirigere con la solita maniacalità &#8211; si parla anche di 99 ciak per scena!!! &#8211; attori nati per questi ruoli, in primis <strong>Jesse Eisenberg</strong> e <strong>Andrew Garfield, </strong>ma notevole è anche l&#8217;interpretazione di <strong>Justin Timberlake</strong> (no, non è un omonimo, è proprio l&#8217;ex front man della boy band &#8216;N Sync)<strong>. </strong>Non è un biopic su <strong>Mark Zuckerberg </strong>- anche se inizialmente potrebbe sembrarlo &#8211; nè la storia di un successo finanziario, perchè è mostrato con evidenza il disinteresse del padre, o meglio di uno dei padri, di Facebook per il denaro. Lo sceneggiatore <strong>Aaron Sorkin</strong> ha voluto raccontarci <strong></strong>i retroscena nascosti tra le righe di codice del più popolare social network del mondo, analizzando nel dettaglio la nascita e la crescita di un&#8217;ossessione, quella che porta un genietto di Harvard (e lì a quanto pare abbondano) a creare il programma del secolo, trasformandosi da nerd del dormitorio al più giovane miliardario del mondo (ma sempre nerd, sia chiaro). La stessa ossessione che colpisce anche molti utenti di Facebook, dentro e fuori il film, che entrano di continuo nella loro pagina e controllano in modo maniacale quel che fanno i loro amici&#8230; meccanismo al quale, come vedrete, non è immune nemmeno il nostro buon Mark. E alla fine resta solo una domanda: ma Zuckerberg ci è o ci fa? Cioè puoi davvero essere così preso dalla tua creatura da non accorgerti che sta distruggendo tutti i legami della tua vita? Forse si, o forse tutto il senso di questa storia è racchiuso nella battuta &#8220;Non sei uno stronzo, Mark. Cerchi solo ostinatamente di esserlo&#8221;. Una curiosità che vi farà apprezzare maggiormente il film: i <strong>gemelli Winklevoss</strong> sono in realtà interpretati da un unico attore (e quando vedrete la scena della gara di canottaggio &#8211; sublime! &#8211; apprezzerete questo piccolo aneddoto, credetemi).</p>
<p>ps: la citazione che non mi levo più dalla testa?! Erika: &#8220;È meglio se restiamo amici, Mark&#8221; – MZ: &#8220;Io non voglio amici&#8221;. Punto.</p>

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		<title>Somewhere</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 22:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Bassanello</dc:creator>
				<category><![CDATA[commedia]]></category>
		<category><![CDATA[drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Sophia Coppola]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà, cazzo, che sto diventando vecchio. O sentimentale. Forse. Ma il fatto è che c’è qualcosa di vero in questo film, qualcosa di sottile e profondo, che ti scava dentro come la lama di un bisturi al laser. E da quella ferita esce qualcosa di simile al sangue pulsante della vita. Che è poca roba, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà, cazzo, che sto diventando vecchio.<br />
O sentimentale. Forse.<br />
Ma il fatto è che c’è qualcosa di vero in questo film, qualcosa di sottile e profondo, che ti scava dentro come la lama di un bisturi al laser. E da quella ferita esce qualcosa di simile al sangue pulsante della vita. Che è poca roba, se uno la guarda così, dall’alto dei suoi giudizi. Ma è sempre molto, se ci sei dentro e se è l’unica cosa che hai.<br />
La vita.</p>
<div id="attachment_1261" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/03/somewhere_05-157497582.jpg"><img class="size-full wp-image-1261" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/03/somewhere_05-157497582.jpg" alt="Elle Fanning swimming" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Elle Fanning - Cleo in piscina</p></div>
<p>La sensazione che ho provato guardando questo film, dalla storia molto esile, è la stessa che ho sentito con Lost in Translation: la sensazione calda e piacevole che c’è sempre una possibilità e che, a qualsiasi punto della propria esistenza uno si trovi &#8211; e soprattutto se crede di essere in un vicolo cieco &#8211; c’è qualche cosa che accade. Una piccola scintilla gli dice che può ancora fare delle scelte. Spegnere una Ferrari nera nel mezzo del deserto, per esempio, e proseguire a piedi. Un pensiero così è molto americano, ma anche molto human being.<br />
Et voilà, versata la melassa che c’è nel mio cuore, posso dire ancora che Sofia Coppola mantiene altissimo il livello stilistico ed estetico, e dissimula con leggerezza una semplicità che è frutto di profonda conoscenza della macchina del cinema. Cosa che la porta a creare alcune scene che incantano: l’incipit con l’auto che gira a vuoto in una pista, la ripetuta doccia del favoloso protagonista col braccio ingessato, la prova di Cleo nel pattinaggio sul ghiaccio, con una Elle Fanning che lascia a bocca aperta per la naturalezza con cui gioca nel ruolo che le hanno dato. Già citata in questo blog, anche la doppia sequenza della lap dance.<br />
Io che adoro Rambo, non riesco a non apprezzare Somewhere e a non trovarci lo stesso gusto di una scena di guerra, avventura, sparatorie e morti. E, magia delle magie, non riesco a non identificarmi in un personaggio con il quale non condivido nulla, ma che risulta più vero del vero mentre gioca con la figlia a Guitar Hero sulla Wii.</p>
<div id="attachment_1262" class="wp-caption aligncenter" style="width: 493px"><a href="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/03/somewhere3_N.jpg"><img class="size-full wp-image-1262" src="http://www.cinematascabile.com/wp-content/uploads/2011/03/somewhere3_N.jpg" alt="Elle Fanning e Stephen Dorff" width="483" height="321" /></a><p class="wp-caption-text">Elle Fanning e Stephen Dorff si sfidano a Guitar Hero</p></div>

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