di Newmoon35
La trasposizione cinematografica di un (buon) libro è una impresa non facile. Non si capisce come mai, ma molte volte il risultato non è all’altezza delle aspettative del lettore che, durante il viaggio che si compie immergendosi nella lettura di un romanzo, si era già creato una sorta di “proprio film” raramente uguale a quello rappresentato sul grande schermo.
Anche se in molti la pensano diversamente, è un film che ha acceso tra gli appassionati un forte dibattito, personalmente ritengo non sia sfuggito all’inciampo nemmeno l’amatissimo Almodovar con il suo ultimo “La pelle che abito” tratto da “Tarantola” di Jonquet.
Pur mantenendo intatta l’ossatura del libro, Almodovar fa alcuni cambiamenti fondamentali nel rapporto tra Robert (nel libro Richard) e la sua creatura Vera (nel libro Eve), amplia la vicenda della morte della moglie aggiungendo un paio di personaggi ed una storia di maternità nascosta che non influiscono più di tanto nella vicenda, e soprattutto stravolge completamente il finale.
Ne scaturisce un’opera formalmente impeccabile, si vedano gli interni della villa di Ledgard, ma fredda come il ghiaccio.
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