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13 Ott 2009

Gran Torino, ultima prova di Eastwood?

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Del cinema, così come della letteratura, apprezzo soprattutto le storie. Poi i personaggi, poi tutto il resto. Certo cinema vive senza storia, ma non è questo il caso di Gran Torino, bella prova (sarà l’ultima? dovrebbe esserlo, come un testamento) di Clint Eastwood, che qui copre tutti i ruoli: produttore, regista, protagonista, co-autore della colonna sonora.
Senza parlare dei bei primi piani sul compagno canino del vecchio cow boy (è una femmina di labrador, in realtà), il cui umore è espressione del mood dominante del film, senza soffermarsi sulle splendide inquadrature dall’alto sul protagonista che falcia l’erba di un prato divenuto terra di confine, senza nemmeno discutere di un montaggio che azzera i passaggi temporali come a descrivere un eterno presente dove l’unico punto d’arrivo è l’avvicinarsi della morte, non posso però non dire della bravura del regista nel costruire sottilmente le premesse per il finale ribaltamento di quanto il pubblico attende dal personaggio e dall’attore.
Gran Torino è un film che gioca con il contrasto tra una storia che tende in una direzione – quella classica, in cui l’eroe dal passato oscuro vendica a colpi di pistola povere vittime innocenti – ed un personaggio che poco a poco, pur nel dare l’impressione di incarnare perfettamente il proprio ruolo, getta impercettibilmente le fondamenta della propria redenzione che giunge, inaspettata, a modificare per sempre l’idea che di Eastwood ci siamo fatti in questi ultimi cinquant’anni di storia del cinema americano.
Sottolineo, infine, che varrebbe la pena noleggiare il DVD anche solo per la colonna sonora che accompagna la splendida camera fissa sui titoli di coda.

24 Set 2009

Videocracy, meglio vederlo

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Videocracy

Videocracy

Silvio Berlusconi ha instaurato in Italia una dittatura mediatica, una dittatura molto più subdola di quella ottenuta con la forza, perchè agisce direttamente sul sistema culturale. Il nostro Silvio è artefice di una vera e propria rivoluzione culturale nel nostro paese. Una rivoluzione in cui le donne invece che lottare per un’emancipazione che si basi sulle capacità intellettuali, cercano di affermarsi attraverso la sola esteriorità, in cui le donne purtroppo sono più maschiliste degli uomini. La parola d’ordine è apparire, non importa se nelle vesti di un benemerito idiota sculettante, che  spesso non ha neppure il dono della parola e se ce l’ha sarebbe stato meglio non l’avesse…
La società del rumore, del lusso, dell’ostentazione: basta apparire, non serve essere.
Certo bella idea che si faranno gli svedesi di noi e del resto ce lo meritiamo come forse ci meritiamo il nostro benemerito presidente? Non ho imparato nulla di nuovo da questo documentario, lo sapevo già, lo sapevamo già tutti, ma forse è meglio andarlo a vedere lo stesso!

Ciò che va in televisione esiste, ciò che non va in televisione non esiste

La Rai e Mediaset hanno censurato i trailers. Erik Gandini in un’intervista, molto interessante