Il 24 luglio del 2010 il regista Kevin McDonald in colaborazione con You Tube e Ridley Scott ha dato il via ad un esperimento di regisa globale condiviso assolutamente unico, di cui oggi possiamo vedere il risultato
L’idea di Life in a Day è quella di testimoniare un’unica giornata sulla terra, grazie alla collaborazione di un esercito di registi improvvisati collocati in ogni parte del mondo. Ciascuno ha girato una piccola sequenza della propria giornata e l’ha poi caricata su You Tube senza montaggio, senza colonna sonora e senza nessun particolare supporto tecnologico.
Il film ottenuto dall’enorme montaggio è stato presentato al Sundance Festival e al Festival di Berlino e dopo il passaggio al cinema è adesso visibile gratuitamente su You Tube.
Ecco dunque il risultato finale dell’esperimento!
Life in a Day: il film della regia di Kevin Mcdonald in collaborazione con migliaia di utenti di tutto il mondo
Sul canale di You Tube potete anche trovare tutti i filmati inviati, organizzati attraverso una simpatica visualizzazione che permette di vedere da dove provengono e sono anche catalogati per argomenti
Bi-bip messaggio di mia madre dalla Cina “Cos’ha detto la pediatra del piccolo?” Il piccolo in questione, è Oliver, il mio gatto e la pediatra naturalmente la veterinaria. Lo dice per scherzo, anche se in effetti al momento Oliver è il suo unico vero nipote e del resto nella sua vita ha avuto a che fare molto più spesso con pediatri che veterinari e anche a quasi 10mila km di distanza non dimentica di essere madre e forse anche un po’ nonna. Rispondo: “Ha detto che sta mettendo ciccia sulle chiappe e deve stare a dieta”
Era sempre stata simpatica a Oliver la sua veterinaria, ma questa volta stranamente le ha soffiato, deve aver capito al volo che gli aveva prescritto crocchette light vita natural durante. Povero micio ciccione, anche oggi quando gli ho dato la sua ridimensionata razione di crocchette, ha guardato la ciotola e poi mi ha guardato sbigottito con aria interrogatoria: “Perché mi fai questo?”
“Pensa ai poveri mici dell’Aquila”, gli ho detto, ripensando a una delle prime scene del film Draquila, che ho visto qualche sera fa. Un gatto vaga nelle macerie, probabilmente cercando casa sua, magro e spaventato, ignaro del perché tutto questo sia successo proprio a lui, la stessa sensazione che probabilmente provano la maggior parte dei suoi concittadini umani, gli abitanti dell’Aquila, una città di macerie.
Sfiga, casualità, destino tutte cose a cui non si può dare spiegazione e non ci si può che rassegnare e voltare pagina; ma voltare pagina significa ricominciare da quelle macerie e da lì ricostruire, cosa che agli Aquilani è stato impedito di fare. Meglio costruire una nuova città altrove, una città sicura (tre volte antisismica come si spiega nel film), realizzata con materiali moderni e nuove tecnologie, una città costosissima che dà notevoli guadagni ai fortunati imprenditori che hanno ricevuto gli appalti, una città asettica, impersonale, lontana dal vivere quotidiano e dai ricordi, appartamenti completamente riforniti di ogni necessità (che dovranno poi restituire, possibilmente non troppo usurati), compresa la bottiglia di spumante con il benvenuto del Premier e televisori superpiatti che predicano il berluscanesimo. Sembra un film di fantascienza (1984? di cui abbiamo parlato di recente), invece è quello che è successo all’Aquila.
Draquila è un documentario fatto benissimo, alla Michael Moore, come hanno recensito in tanti, ed è vero. Da una presentazione che avevo visto ad Anno Zero, mi ero fatta la sbagliata impressione, che fosse l’ennesima satira della Guzzanti contro Berlusconi, uno sfottò in piena regola. Mi piace la Guzzanti, mi fa ridere, ma su questo argomento non avevo voglia di ridere e temevo che potesse anche lei servirsi di una sciagura come occasione per ridicolizzare il nostro presidente, che tra parentesi, ci riesce benissimo da solo. Invece niente di tutto ciò, il film tratta con indiscutibile rispetto tutta la vicenda, che Sabina cerca di raccontare mettendo insieme le testimonianze di tutti, in primis dei cittadini.
Il film è ricco di informazioni, informazioni che i media tradizionali si sognano di darci (qualcuno ha idea del perché?), informazioni su una politica corrotta, collusa con la mafia, che specula anche sulle vite e sul dolore dei nostri concittadini. E’ un documentario a tutto tondo che analizza in modo tutto sommato oggettivo quello che è successo prima, durante e dopo il terremoto del 6 aprile del 2009. Non risparmia nessuno, neppure una Sinistra, come ormai sempre più spesso, assente. Parla di economia, di politica e soprattutto ci apre gli occhi sull’inquietante e crescente ruolo della Protezione Civile nel nostro paese dal 2001 ad oggi, ma io preferisco raccontarvi della storia di un gatto che torna alle macerie della sua casa, del suo mondo, dei suoi affetti, alla ricerca del suo passato, perché solo da lì per ognuno è possibile ricostruire la propria identità.
Chissà se Oliver, che passa le sue giornate spaparanzato sul mio letto, questa storia l’ha capita… io comunque gliel’ho raccontata.
Ieri 24 luglio un esercito di film maker più o meno improvvisati in ogni parte del mondo ha filmato uno stralcio di vita della propria giornata per partecipare al primo esempio di regia condivisa globale.
Life in a day è la nuova trovata del regista Ridley Scott che insieme a Kevin Macdonald ha organizzato un grande concorso su You Tube: fino al 31 luglio 2010 sarà infatti possibile inviare i filmati grezzi, senza montaggio e senza colonna sonora al canale Life in a Day di You Tube. I video selezionati entreranno a far parte del prossimo film documentario di Ridley Scott che verrà presentato al Sundance Festival nel gennaio 2011. Lo scopo è quello di documentare la vita in un giorno su tutta la terra e per farlo Ridley aveva bisogno di un po’ d’aiuto…
La trovata mi pare davvero interessante, una specie di flah mob planetario, il primo caso di regia cinematografica partecipata, un film realizzato potenzialmente da centinaia migliaia di utenti. La filosofia democratica del web 2.0 incontra anche il cinema con un esperimento davvero ambizioso, ma al contempo semplicissimo, infatti per partecipare non serve essere registi, ma solo condividere uno scorcio della propria visione del mondo, un momento di quotidianeità. Starà poi ai registi far emergere dal materiale il valore delle differenti quotidianeità e non la banalità del quotidiano all’ennesima potenza. Non c’è dubbio che se il risultato rispetta le premesse, il film possa diventare un documento di notevole valore sociale, ancora una volta sfruttando le infinite potenzialità della rete!
Nella seconda fase dell’esperimento Kevin Macdonald chiede ai partecipanti di realizzare un ulteriore filmato in cui rispondono a 4 domande: di cosa hai paura, cosa ami, che cosa ti fa ridere e che cosa hai in tasca? Che cosa ci vorrà fare con queste risposte? Ecco il filmato di presentazione
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