cinema tascabile
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Ieri sera alle 23.30 ero già in assetto per andare a dormire. Le giornate di ferie possono essere massacranti, soprattutto quando decidi che in una settimana farai tutte le cose che non hai avuto il tempo si fare nell’ultimo anno. Da “Sono in ferie, vado a piedi” fino ad arrampicarti sui tavoli per montare e smontare tende.
In ogni caso, mi stavo lavando i denti, quando dall’altra stanza sento questo attacco…

Ah come sfuggire al fascino di John Travolta inizi anni’80 in tutina: fantastico!
“Ne vedo solo un pezzetto e poi a nanna”… alla fine chiaramente l’ho visto tutto!
Stayng Alive: troppo anni 80! Per chi non lo avesse visto, è il sequel de “La Febbre del Sabato Sera” e attenzione questo però è diretto da Silvester Stallone! Sono passati pochi anni (la Febbre del Sabato Sera è del 1977, Staying Alive dell’83), ma in Staying Alive John Travolta, giuro, riesce ad essere ancora più truzzo! Tony Manero è un ballerino di origine italiana che vive a New York e le tenta tutte per sfondare; Tony Manero incarna tutti gli stereotipi del Latin Lover di origine italiana. Famiglia all’antica, madre che cucina e raccomanda di non accettare mai ruoli in cui spogliarsi per non prendere freddo; lui splendido, super tamarro, simpatico, sbruffone, inaffidabile, fedifrago, superficiale, immaturo, ma fascinoso a palla!
Veder ballare l’irriconoscibile (che magro!!) John Travolta è qualcosa di commuovente e, piccola chicca, la protagonista femminile è Cynthia Rhodes, la biondina insegnante di danza di Dirty Dancing, quella che balla con Patrick Swayze prima di Baby e, tra l’altro, proprio Patrick Swayze (sempre nei nostri cuori) fa una piccola apparizione in Stayng Alive durante le prove.

Beh insomma d’estate, quando finalmente finisce la programmazione delle TV, quando ci liberiamo per pochi giorni dei reality e dei talk show, è possibile godersi qualche filmetto leggero, romantico e nostalgico come questo e avere l’occasione di ricordare i mitici anni 80: capelli cotonati, colori sgargianti, abbigliamenti naif, fascette di spugna!!

Domani inizia ufficialmente l’estate, speriamo anche climaticamente… le sale cinematografiche si avviano verso la chiusura estiva, pochi film entusiasmanti… è ormai tempo di cinema all’aperto!
Personalmente amo il cinema all’aperto, per l’atmosfera un po’ retrò… queste sedie di plastica bianche da giardino, tanto tanto scomode in completa opposizione alle ampie e morbide poltrone dei multisala, così invernali. Il cinema estivo significa zanzare, odore di autan e citronella, baracchino delle bibite e dei gelati, a volta anche acquazzone o pellicola bruciata a 10 minuti dalla fine, davvero romantico! Ma soprattutto le rassegne all’aperto ricordano il cinema degli anni 50 e 60, quando si andava al cinema ovunque, nelle piccole e piccolissime sale, nelle parrocchie, nelle piazze.
Il cinema all’aperto viene organizzato anche i piccoli comuni ed è l’occasione per recuperare le pellicole perse durante la stagione.
Allora ne approfitto anch’io per ripescare qualcosa di carino che ho visto e non ho avuto modo di raccontare. Mi viene spontaneo iniziare con qualcosa di nazional popolare, no no tranquilli non parlerò della partita Italia – Nuova Zelanda, che chiaramente ho visto anch’io come tutti, ma onestamente non saprei cosa dirne, anche se per curiosità ho guardato che blog di calcio ci siano e ce ne sono eccome e si discute di qualsiasi cosa. Finalmente, nei blog di calcio sono veramente tutti CT.
Tornando invece al cinema nazional popolare, il film che vorrei consigliare è Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek. Sì certo Ozpetek è nato a Istanbul, ma come italiano d’adozione ha la capacità di descriverci benissimo!

Mine vaganti, una scena del film

Mine vaganti, una scena del film

Mine vaganti è un ritratto familiare corale: la famiglia italiana, costruita sull’affetto, relazioni di sangue forti, quasi di possesso, dove ci si sente amati e protetti, ma soffocati nel momento in cui si desidera scegliere un percorso diverso: si tratti di lavoro, di passioni o di preferenze sessuali.
Il tema dell’omosessualità è sempre caro ad Ozpetek, sviscerato anche in questa storia, in tutta la sua drammaticità con ironia e leggerezza. Ozpetek svela la contraddittorietà della famiglia tradizionale, dove si ama, ma nel contempo si giudica, c’è invidia, contrasto, si dissimula, ci si nasconde per anni, si finge di non sapere. E quando in famiglia ci sono una o più mine vaganti, la bomba può scoppiare in qualsiasi momento…
Un buon cast, grande Ennio Fantastichini, ma nessuno comunque sfigura all’interno di questo gruppo eterogeno, che finisce per radunarsi sempre a tavola: un sacco di tavolate anche in questo film e del resto in Italia tutto si discute a tavola. (Anzi, rimando ad un altro post la trattazione di questo interessantissimo tema cinematografico.)
Dramma e risata anche grazie alla scelta della colonna sonora che ironizza ed enfatizza il contrasto: Pensiero Stupendo e Sogno, un inedito di Patty Pravo, 50 mila di Mina, cantata da Nina Zilli, Yara dei Radiodervish e altre di belle che ora non ricordo.

Se ancora non lo avete visto e lo ripescate in una rassegna estiva, andatelo a vedere, leggero, piacevole ed estivo!

Il trailer

The Blues Brothers, il mitico film di John Landis compie 30 anni. Uscito a Chicago il 16 giugno 1980, diventò ben presto cult di un’intera generazione. Del resto chi non ha visto The Blues Brothers? E non dico una volta, ma almeno 3 o 4? E’ uno di quei film che se becchi in Tv di notte già iniziato ti metti a rivederlo e cerchi subito di capire a che punto è, sperando di non esserti perso il pezzo del bar con Aretha Franklin e se poi ti capita di vederlo in compagnia, ognuno deve dire “oh oh adesso c’è la scena mitica della Pinguina, o la scena dell’esplosione (quella della bomba radiocomandata, da cui escono incredibilmente illesi con un po’ di polvere sui vestiti), o quella in cui comprano gli strumenti da Ray Charles (che per dimostrare che un piano elettrco da 2.000 dollari funziona bene, si siede e suona Shake Your Tailfeather) e via così in un susseguirsi di scene surreali e indimenticabili!

La prima volta l’ho visto ad un camposcuola, epoca scuole medie, il film era uscito da più di 10 anni e bisognava vederlo. Ai maschi piaceva soprattutto per la scena dell’inseguimento con la polizia in cui Elwood (Dan Aykroyd) distrugge letteralmente un intero centro commerciale! Del resto il film conquistò il Guinnes dei Primati per la scena con il maggior numero di incidenti stradali.

La scena dell’inseguimento e della distruzione del Centro Commerciale

Solo qualche anno più tardi, alla seconda visione, sono riuscita ad apprezzare appieno il valore musicale e ironico del film.. e da allora il mio pezzo preferito è quello con Aretha Franlink che canta Think

I Blues Brothers nascono come gruppo musicale un paio di anni prima della realizzazione del film.
John Beluschi e Dan Aykroyd erano spesso ospiti come comici del programma televisivo di varietà statunitense Saturday Night Live. Fin da subito ebbero un enorme successo e John Belusci chiamò a rapporto Lou Marini (sassofono) Steve Cropper (chitarra), Alan Rubin (tromba) e tutti gli altri per costituire una vera e propria band e portarla al di fuori degli schermi a suonare per l’America… proprio come nel film. La Band continuò a suonare anche dopo il successo cinematografico e anche dopo la morte prematura di John Belushi (solo 2 anni dopo l’uscita nelle sale), mentre Dan Aykroyd con Jim Belushi (fratello minore di John) porta in giro un’altra Blues Brothers Band.

Per la festa della donna questa volta vorrei consigliare qualcosa di un po’ diverso dal solito. Non un film impegnato sulla condizione femminile, ma un film leggero e un po’ fuori dalle righe.

Vicky Cristina Barcelona, pellicola di Woody Allen del 2008, presenta alcuni dei ritratti femminili più belli degli ultimi anni.

Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson) sono grandi amiche, ma hanno un approccio totalmente diverso verso la vita e verso l’amore. Vicky è una ragazza concreta e razionale ed è fidanzata con un ragazzo molto rispettabile. Cristina invece è sessualmente ed emotivamente disinibita ed è alla continua ricerca della passione travolgente che la faccia camminare a due metri da terra. Le ragazze partono insieme per un viaggio nella calda ed energica Bercelona, dove metteranno in dubbio le loro certezze, ciò che ragione, tradizione e valori acquisiti ma mai del tutto interiorizzati sembrerebbero imporre, grazie all’incontro con il pittore Juan Antonio (Javer Bardem) e alla sua ex moglie Maria Elena (Penelope Cruz).

L’entrata in scena della Cruz è la svolta del film, che fino a quel punto trasmette una trasgressione un po’ imbalsamata.

Maria Elena è una sorta di tornado emotivo che travolge tutto ciò che trova sul suo cammino. “Maria Elena è grande in tutto quello che fa, che si tratti di suonare il pianoforte o di dipingere ma in realtà non riesce a combinare nulla perché è troppo folle“, commenta Allen. “E’ troppo passionale, troppo piena di sentimenti e questo le impedisce di portare a termine quello che fa”, continua il regista. “E’ troppo gelosa e desiderosa di ficcare un coltello in corpo a qualcuno solo perché sente e prende tutto con troppa passione e foga.”
Penelope Cruz è un’attrice splendida e mette in scena un personaggio irresistibile. Folle, sanguigna, dolce e trasgressiva: tutto il caos che crea in tutto ciò che fa è una cosa che non riesce ad evitare.

Sicuramente appannati da questo personaggio, ma ugualmente interessanti i personaggi di Vicky e Cristina.

Vicky rappresenta l’eterna tensione tra ciò che viviamo, ciò che sogniamo e ciò che può accadere quando le nostre fantasie di insinuano nel mondo reale. Vicky a volte è accarezzata dall’idea di fare qualcosa di avventuroso, che renda la sua vita interessante e imprevedibile, ma ne è terrorizzata: alla fine ciò che desidera veramente è la sicurezza che deriva da uno stile di vita poco rischioso.

Cristina sembrerebbe il suo opposto, vive la sua giovinezza senza prendersi alcuna responsabilità, non ha nessuno scopo e non sa esattamente cosa cerca: è pronta a tutto e soprattutto a seguire il cuore e le emozioni. Ma alla fine scopre che forse anche lei ha bisogno di certezze, una sorta di orientamento e stabilità.

Un film che non dà giudizi, chi sbaglia? chi sarà felice? il film non dà risposta: Woody Allen esplora i successi e i fallimenti delle relazioni sentimentali attraverso la psicologia dei personaggi, senza ricorrere ad espedienti esterni come capita in tante commedie hollywoodiane.  Non c’è ne è bisogno perchè le persone, e soprattutto le donne, sono meravigliosamente complicate in natura e non hanno bisogno di ausili esterni per incasinare tutto e rendere la storia interessante.

Ultimo personaggio femminile di questo film è la Giulia y Los Tellarini, cantante trevigiana, protagonista in due tracce, l’iniziale Barcelona e La ley del retiro che, trasferitasi a Barcelona, ha dato vita ad una indie band. In occasione delle riprese del film è riuscita a lasciare un demo alla portineria dell’albergo dove alloggiava Woody e così è diventata la protagonista della colonna sonora…

Giulia y Los Tellarini nel video Barcelona

Altri film per la festa della donna

Arte cucina, musica, amore e sesso. Con una locandina così non può che essere il film perfetto per una domenica sera! Del resto, come ha risposto un mio amico alla mail in cui proponevo di vedere questo film: “cosa voler di più dalla vita?”. E in effetti nel nuovo film del giovane regista Fatih Akin (La sposa turca) ci sono tutte le cose importanti della vita, raccontate in un caotico andirivieni di situazioni grottesche, tragicomiche, calorose e molto comuni. Il tutto ruota attorno al ristorante “Soul Kitchen”, una “bettola” ricavata da un ex magazzino alla periferia di Amburgo, da cui tutto parte e in un certo senso ritorna, un po’ come nella vita.

Zinos, il proprietario turco tedesco che rifila pizze preconfezionate, patate fritte, salsicce e bastoncini di pesce ai suoi clienti, è un ragazzo dal cuore grande. Ha una fidanzata, Nadine, che  non se lo fila più di tanto e vola a Shangai per seguire la sua carriera giornalistica (e chi non ha mai avuto una relazione così?). E un fratello, Illias, un ladro provetto che non conosce il significato della parola “lavoro”, se non come permesso premio per godere della libertà vigilata.  Ma non finisce qui, al Soul Kitchen ci sono pure Shayn, un cuoco bisbetico e pazzoide che propone piatti da nouvelle cousine e Lucia, la cameriera che sogna di fare l’artista e nel frattempo vive in una splendida casa occupata. E c’è pure Neumann, un vecchio amico di Zinos che ben presto si rivela un agente immobiliare senza scrupoli. Solo loro i protagonisti di un girotondo di situazioni, emozioni, avventure e risate in cui il cibo attutisce i dolori dell’anima, mentre l’arte di arrangiarsi dà la spinta per andare avanti.

Per sopravvive ognuno cerca la sua strada… a partire da Zinos bloccato dal mal di schiena, lasciato dalla fidanzata, perseguitato dal fisco che gli confisca lo stereo, minacciato dall’ufficio d’igiene che vuole far chiudere il suo ristorante e infine alle prese con le proposte troppo sofisticate del nuovo chef, che poco piacciono ai suoi ruspanti clienti.

Tutto sembra volgere verso il peggio, quando all’improvviso il Soul Kitchen  diventa un ristorante di successo, forse grazie a un dolce afrodisiaco, di cui dopo aver visto il film vorrete sicuramente conoscere la ricetta! Ma l’idillio dura poco, una serie di eventi negativi fanno precipitare la situazione, fino alla vendita del ristorante. Ma alla fine tutto tornerà al suo posto o quasi…

È un film divertente, senza troppe pretese, cucinato con ingredienti comuni, ma ben miscelati. Sembra di rivivere l’atmosfera tipica di un’osteria di una volta in cui si mangia e si beve di gusto, dove anche per la situazione più tragica sembra esserci una soluzione.

Quindi se vi sembra che nella vostra vita niente stia girando per il verso giusto, e non ci sia limite al peggio o alla sfiga, guardatevi “Soul Kitchen”… anche se il lunedì sarà sempre tragico, almeno uscirete dal cinema con il sorriso e con una speranza in più!

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