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Bi-bip messaggio di mia madre dalla Cina “Cos’ha detto la pediatra del piccolo?” Il piccolo in questione, è Oliver, il mio gatto e la pediatra naturalmente la veterinaria. Lo dice per scherzo, anche se in effetti al momento Oliver è il suo unico vero nipote e del resto nella sua vita ha avuto a che fare molto più spesso con pediatri che veterinari e anche a quasi 10mila km di distanza non dimentica di essere madre e forse anche un po’ nonna. Rispondo: “Ha detto che sta mettendo ciccia sulle chiappe e deve stare a dieta”
Era sempre stata simpatica a Oliver la sua veterinaria, ma questa volta stranamente le ha soffiato, deve aver capito al volo che gli aveva prescritto crocchette light vita natural durante. Povero micio ciccione, anche oggi quando gli ho dato la sua ridimensionata razione di crocchette, ha guardato la ciotola e poi mi ha guardato sbigottito con aria interrogatoria: “Perché mi fai questo?”
“Pensa ai poveri mici dell’Aquila”, gli ho detto, ripensando a una delle prime scene del film Draquila, che ho visto qualche sera fa. Un gatto vaga nelle macerie, probabilmente cercando casa sua, magro e spaventato, ignaro del perché tutto questo sia successo proprio a lui, la stessa sensazione che probabilmente provano la maggior parte dei suoi concittadini umani, gli abitanti dell’Aquila, una città di macerie.
Sfiga, casualità, destino tutte cose a cui non si può dare spiegazione e non ci si può che rassegnare e voltare pagina; ma voltare pagina significa ricominciare da quelle macerie e da lì ricostruire, cosa che agli Aquilani è stato impedito di fare. Meglio costruire una nuova città altrove, una città sicura (tre volte antisismica come si spiega nel film), realizzata con materiali moderni e nuove tecnologie, una città costosissima che dà notevoli guadagni ai fortunati imprenditori che hanno ricevuto gli appalti, una città asettica, impersonale, lontana dal vivere quotidiano e dai ricordi, appartamenti completamente riforniti di ogni necessità (che dovranno poi restituire, possibilmente non troppo usurati), compresa la bottiglia di spumante con il benvenuto del Premier e televisori superpiatti che predicano il berluscanesimo. Sembra un film di fantascienza (1984? di cui abbiamo parlato di recente), invece è quello che è successo all’Aquila.


Draquila è un documentario fatto benissimo, alla Michael Moore, come hanno recensito in tanti, ed è vero. Da una presentazione che avevo visto ad Anno Zero, mi ero fatta la sbagliata impressione, che fosse l’ennesima satira della Guzzanti contro Berlusconi, uno sfottò in piena regola. Mi piace la Guzzanti, mi fa ridere, ma su questo argomento non avevo voglia di ridere e temevo che potesse anche lei servirsi di una sciagura come occasione per ridicolizzare il nostro presidente, che tra parentesi, ci riesce benissimo da solo. Invece niente di tutto ciò, il film tratta con indiscutibile rispetto tutta la vicenda, che Sabina cerca di raccontare mettendo insieme le testimonianze di tutti, in primis dei cittadini.

Il film è ricco di informazioni, informazioni che i media tradizionali si sognano di darci (qualcuno ha idea del perché?), informazioni su una politica corrotta, collusa con la mafia, che specula anche sulle vite e sul dolore dei nostri concittadini. E’ un documentario a tutto tondo che analizza in modo tutto sommato oggettivo quello che è successo prima, durante e dopo il terremoto del 6 aprile del 2009. Non risparmia nessuno, neppure una Sinistra, come ormai sempre più spesso, assente. Parla di economia, di politica e soprattutto ci apre gli occhi sull’inquietante e crescente ruolo della Protezione Civile nel nostro paese dal 2001 ad oggi, ma io preferisco raccontarvi della storia di un gatto che torna alle macerie della sua casa, del suo mondo, dei suoi affetti, alla ricerca del suo passato, perché solo da lì per ognuno è possibile ricostruire la propria identità.
Chissà se Oliver, che passa le sue giornate spaparanzato sul mio letto, questa storia l’ha capita… io comunque gliel’ho raccontata.

Il trailer

“Quando Day, un tipo solare, incontra Night, uno straniero piuttosto depresso, volano scintille! Day e Night sono spaventati e sospettosi a vicenda, all’inizio, e partono subito col piede sbagliato. Ma quando conosceranno meglio le particolari qualità l’uno dell’altro (e capiranno che ciascuno può offrire un punto di vista diverso sullo stesso mondo) la loro amicizia aiuterà entrambi ad avere una nuova prospettiva.”

Day & Night è il nuovo corto d’animazione della Pixar, che chi è andato al cinema a vedere Toy Story 3, avrà visto proiettato in sala prima del film. Io, che Toy Story 3 ancora non l’ho visto, anche se ne ho sentito parlare molto bene, sono andata a cercarmi questo corto su You Tube. Opera prima del regista Teddy Newton (character designer per Gli incredibili), è un omaggio al cinema d’animazione (numerosissime le citazione dei film Pixar) e un esperimento di animazione 3D. Infatti Day & Night sono due personaggi bidimensionali, che contengono al loro interno un mondo 3D diurno e notturno.

In pochi minuti, senza bisogno di parole, Day & Night lancia un bel messaggio sul tema del valore dato dalla differenza, su come realtà diametralmente opposte si arricchiscano vicendevolmente per confluire in punti di incontro inaspettati.

Ho scelto questa bella versione con descrizione in cirillico perchè quelle in inglese, tagliavano i titoli di coda, che invece a mio parere fanno comunque parte a pieno titolo del film…

Come promesso ho pensato a qualche buon film da Festa della Repubblica e alla fine credo che per chi abbia voglia rispolverare un po’ di storia italiana indagando nei casi più controversi con un approccio cinematografico, ma anche documentaristico, Marco Tullio Giordana sia uno dei registipiù interessanti.

Il mio film preferito di Giordana è I Cento Passi, dove tra l’altro il protagonista Peppino Impastato è interpretato da Luigi Lo Cascio, che personalmente reputo l’attore italiano più interessante dell’attuale panorama cinematografico. Nella piccola Cinisi sono solo 100 passi che separano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti, ma sono 100 passi che dividono due concezioni opposte del mondo: Peppino è un giovane sicialiano che rappresenta il desiderio di cambiamento; Tano Badalamenti è il simbolo dell’immobilismo della società tradizionale legata alla Mafia. Peppino viene ucciso il 9 maggio del 1978, giorno in cui viene ritrovato il cadavere di Aldo Moro. A Peppino è dedicato solo un trafiletto sul giornale, dove si annuncia il “suicidio” di un tipo un po’ particolare che si era messo in testa di fomentare la ribellione tra i suoi concittadini contro l’”onorata società”. Solo 20 anni dopo emerge la verità.

Se poi avete 6 orette a disposizione, ma forse meglio un paio di serate, La meglio Gioventù ripercorre la storia d’Italia dal 1966 al 2003. Un film per la televisione, premiato a Cannes nella sezione “Un certain regard”, che attarverso il ritratto di una famiglia ricostruisce 40 anni di storia e di lotte sociali.

Non più un ritratto corale, ma una piccola storia, quella raccontata in Quando sei nato non puoi più nasconderti, che racconta le contraddizioni di una famiglia borghese nei confronti della solidarietà per gli immigrati clandestini, attraverso le vicissitudini del piccolo Sandro, caduto in mare durante una vacanza in barca e ripescato da scafisti senza scrupoli che trasportano un gruppo di immigrati clandestini provenienti da diversi paesi extracomunitari.

L’altra sera in Tv invece è stato trasmesso Sanguepazzo, la storia di di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti (Monica Bellucci e Luca Zingaretti) dalla fedeltà alla Repubblica di Salò all’uccisione per mano dei partigiani. Ne ho perso però la prima metà (era in due serate) e non saprei valutarlo…

Insomma ce n’è per tutti i gusti e per chi invece preferisca un approccio più prettamente cinematografico, il mio consiglio è per Il Divo di Paolo Sorrentino, benissimo sottotiolato La spettacolare vita di Giulio Andreotti. Da vedere!!!

Segnalo un cineforum su tematiche ambientali molto particolare. Realizzato dal Gruppo Polis di Padova, un gruppo di cooperative sociali che coltiva e vende prodotti biologici a chilometro zero e che grazie al progetto di agricoltura biologica Fuori di Campo realizza attività riabilitative per persone diabili e con disagio psichiatrico.

Per promuovere una cultura di sensibilizzazione ambientale è stato oragnizzato un ciclo di tre film gratutiti, le cui proiezioni si terranno presso la sede del Gruppo stesso in via Due Palazzi 16 a Padova.

Il primo film in programma è Terra Madre di Ermanno Olmi, che verrà proiettato venerdì 9 aprile alle ore 21. Una testimonianza eroica di eterna e leale alleanza con la natura e i suoi frutti. Un’alleanza che non ha barriere di lingue, di visioni, di ideologie e religioni, nè confini di Stato. E’ un documentario sul cibo, che pone domande che coinvolgono la politica,  l’economia, l’ecologia e la nostra terra stessa, come ha dichiarato lo stesso regista. Consigliatissimo!

Gli appuntamenti successivi sono con Home di Yann Arthus Bertrand venerdì 16 aprile e Into the wild di Sean Penn venerdì 23 aprile.

E al termine delle proiezioni è previsto anche un momento conviviale con i prodotti del campo!

Per saperne di più sul progetto e gli organizzatori

Parlando di Gran Torino qualche mese fa, ci eravamo chiesti se avrebbe rappresentato la degna chiusura della carriera di Clint Eastwood… invece alla soglia degli 80 anni ritorna con Invictus. Spiace dirlo, ma sarebbe stato meglio salutare il pubblico con Gran Torino, ma non era da Eastwood uscire di scena con una piccola storia. E così si lancia in questa agiografia di Nelson Mandela.

Parlo di agiografia non a caso, perchè la pellicola sembra raccontare la storia della vita di un Santo o forse forse un racconto di Natale. Banale, scontato e ruffiano, quasi irritante per la sua retorica, salvo molto poco di questa pellicola. Devo dire che ho sentito anche giudizi più che positivi su questo film: il classicone alla Eastwood piace sempre, perchè alla fine questo cowboy tradizionalista che tratta temi progressisti è sempre molto rassicurante.

Da qualche parte ho letto un commento di uno spettaore che dice che il film scorre stancamente come una fiction rai e che l’unica cosa che lo differenzia da una classica americanata è la bandiera sudafricana anzichè a stelle e striscie. Ehehe certo un commento ben poco reverenziale, però il vecchio Clint questa volta se l’è meritato…

Un film ben costruito, ma dalla storia superficiale, molto pragmatico e per niente ideologico, la strategia politica di Mandela viene ridotta ad una coppa del mondo di rugby e il brillante uomo politico, ispirato da ideali di democrazia e impegno civile, viene dipinto coma Babbo Natale.

Le belle scene della partita finale e l’interpretazione di Morgan Freeman e Matt Damon non bastano a salvare il film, di cui sconsiglio la visione, perchè scorre senza lasciare il segno e non è neppure molto istruttivo da un punto di vista storico.

Forse può essere un buon film semplice per le scuole medie o forse può essere godibile in un’uggiosa giornata natalizia…. mmm sì sì lo metto in questa categoria!

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