Archive for animazione

22 Ago 2011

L’illusionista, un petit chef-d’oeuvre

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L’illusionista di Sylvain Chomet fa parte di quella categoria di film che definirei deliziose chicche alla francese e mi sembra quanto mai appropriato parlarne dopo aver trascorso in questo paese le mie vacanze, tra città e paesaggi dal gusto retrò, proprio come questo film d’animazione tratto dalla sceneggiatura inedita del regista, mimo e sceneggiatore francese Jacques Tati.

Se infatti siamo sempre più affascinati dalle animazioni 3D, Chomet non solo ci riporta alle due dimensioni, ma lo fa in uno stile a matita e pastelli, che odora di sacchetti di lavanda e inebria di malinconia.

Il film racconta la storia di Tatischeff (cognome anagrafico di Tati), forse con un’impronta autobiografica. Tatischeff è un’illusionista francese, che nella seconda metà degli anni ’50 viene poco a poco superato da nuove attrazione spettacolari, in particolare il rock&roll. Inizia così un viaggio alla ricerca di un luogo in cui la magia possa ancora essere accolta, durante il quale incontra Alice, una ragazzina che crede alle sue magie e ne rimane affascinata al punto da seguirlo nel suo viaggio.

Ma le cose non migliorano, le performance dell’illusionista sono sempre meno richieste e non volendo deludere Alice, preferisce nasconderle la verità, facendola rimanere nell’illusione, ma presto la piccola Alice crescerà…

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07 Feb 2011

Porco Rosso, Miyazaki sbarca, anzi atterra in Italia

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Porco Rosso idrovolanti

Questo weekend cercavo di spiegare ad un ragazzo indiano perchè ci fossero coriandoli per terra in tutta la città e tentando di capire se anche in India esistesse qualcosa di simile al nostro Carnevale, mi sono interrogata sul suo significato, riflettendo sul fatto che sia una delle poche feste di origine pagana che si celabrano nel nostro paese. Rovesciare temporaneamente l’ordine sociale, le gerarchie, gli obblighi e mettere in scena un mondo ideale in cui tutto è possibile, solo per un breve periodo. Beh una bella festa non trovate?

Porco Rosso

Forse questo incipit non c’entra moltissimo, ma mi è venuto in mente che per Carnevale l’ideale fosse consigliare una favola, un film d’animazione e chi è il Maestro per eccellenza nel dipingere mondi fantastici? Ma naturalmente Hayao Miyazaki!! Beh il mio consiglio è di dedicare il periodo di Carnevale a vederne tutta la filmografia, ma volendo iniziare da un film, mi viene in mente che non ho avuto ancora occasione di parlare di un film uscito di recente nelle sale italiane con solo quei 18 anni di ritardo…  Porco Rosso, autentico capolavoro del cinema d’animazione! Per chi già conosce Miyazaki è semplicemente un nuovo imperdibile tassello della splendida cinematografia del regista giapponese d’animazione per antonomasia. Per chi ancora non lo conoscesse, quale migliore occasione per colmare questa terribile lacuna! La storia tra l’altro è ambientata in Italia, Trieste per lo più, nel periodo tra le due guerre. Porco Rosso è il terrore dei pirati del Mediterraneo, un insolito eroe dalle sembianze di un maiale. Porco Rosso è un emblema del Carnevale perchè per lui non esistono convenzioni e regole, senza tetto e senza legge, è libertario, anarchico, solitario, contro corrente. Vittima di un incantesimo, che lo rende mostruoso agli occhi dei più, è un eroe assolutamente affascinante per la giovane Fio e la bella Gina.

Porco Rosso - Gina

Porco Rosso - Italia

Che bella l’Italia disegnata da Miyazaki, sembra di sentire il profumo del vento, del mare, della terra e che bella la storia, come sempre interpretabile secondo diversi livelli di lettura, il che ne fa un film perfetto per adulti e bambini. Un messaggio di coraggio, di valori, di libertà. Poetico, romantico e divertente, anzi divertentissimo: ridono i bambini e ridono gli adulti, di una risata liberatoria, semplice, ma mai scontata. Eppure è un film struggente, malinconico, commovente, emozionante.

Non c’è molto altro da aggiungere, va visto e basta e non c’è niente di meglio per liberare la fantasia a Carnevale che vedere una favola all’epoca degli idrovolanti!

Ps. Per la cronaca, ho scoperto che c’è una festa in India che assomiglia al nostro Carnevale ed è l’Holi festival (o festa dei colori)…

28 Set 2010

Howl, urlo di una generazione

1 Comment animazione, drammatico

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade negre all’alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters testadangelo bramare l’antico spaccio paradisiaco che connette alla dinamo stellare nel meccanismo della notte…

Allen Ginsberg

E’ l’incipit di Howl, il poema scritto da Allen Ginsberg nel 1955 e trasposto in film da Rob Epstein e Jeffrey Friedman. Un’impresa indubbiamente coraggiosa, che mi aveva incuriosito fin dalla sua locandina, come avevo raccontato qualche post fa. Non si può spiegare la poesia con la prosa, altrimenti non è più poesia, dice uno dei testimoni del processo in cui è coinvolto Ferlinghetti, colpevole di aver pubblicato un poema tacciato di “oscenità”. Come raccontare allora Howl, attraverso la narrazione cinematografica, senza perderne la spontaneità, l’appasionante potenza, la carica emotiva ed esistenziale? La forza del film sta proprio nell’intreccio messo a punto dagli autori. La narrazione corre su diversi binari: lo svolgersi del processo, l’intervista a Ginsberg, interpretato da un ottimo James Franco, che ripercorre attraverso dei flashback la nascita del poema ed infine la recitazione dei versi accompagnata da un’animazione evocativa dei principali passaggi. La scelta dell’uso dell’animazione è assolutamente vincente, perchè non banalizza, ma al contrario esalta l’impeto vibrante e selvaggio, tipico della beat generation.

Raccontato così può sembrare un film pretenzioso, al contrario, è proprio la semplicità e la genuinità dell’approccio, che fa immediatamente amare il poema allo spettatore, senza mai scadere nella retorica o nel virtuosismo. Un film che prima di tutto emoziona, quindi, e, se questo non bastasse, fa riflettere, grazie all’acuta analisi sul tema della “morale”, che emerge dalle testimonianze degli intellettuali, che si alternano durante il processo. La riflessione trascende dal contesto storico del poema e si apre a considerazioni sempre valide: qual è oggi l’urlo di una generazione, che non dovrebbe mai rinunciare a parlare con la propria voce?

Libertà di espressione, in tutte le sue accezioni: messaggio, comunicazione, sentimento, emozione, amore, etero e omo, significati simbolici, uso metaforico del linguaggio, immagini, sensi, sogni, delirio.. tutto questo si trova in Howl, un poema che di osceno non ha nulla, come concluderà anche il processo, ma è il manifesto di una delle migliori menti della beat generation.