Da piccolo mi regalarono una versione ridotta ed illustrata dell’Isola del Tesoro di Stevenson. Mi rimase impresso soprattutto l’inizio. Il giovane Jim Hawkins gestisce con la madre l’Admiral Benbow Inn presso il quale si stabilisce per qualche tempo il vecchio lupo di mare Billy Bones. Questi riceve la visita del pirata Pee il cieco che lo avvisa dell’arrivo, quella sera stessa, dei suoi ex-compagni pirati che intendono riprendersi la parte del tesoro del Capitano Flint che Billy aveva rubato. Billy Bones muore per un attacco cardiaco. La sera arrivano i pirati ma non trovano la mappa con la quale nel frattempo Jim è scappato.
La figura di Pee il cieco mi ha sempre inquietato e fatto paura. Nella mia testa rappresenta il fato cieco che riacciuffa ineluttabilmente il pirata che si era ritirato in una locanda poco frequentata per far perdere le proprie tracce.

A questi fatti ho ripensato alla fine de “Una vita tranquilla“, film di Claudio Cupellini con Toni Servillo. Film più che gradevole, la cui sinossi letta prima della visione mi aveva subito ricordato un altro film recente del quale non dirò il titolo per non rovinare la visione a coloro i quali non l’avessero ancora visto, dico solo che il regista è canadese. Quest’altro film, pure molto bello, è violento a tratti, in buona parte enigmatico e per il resto distaccatamente espositivo.

Il film di Cupellini invece non ha nulla di tutto ciò. Non è enigmatico: sin da subito infatti si capisce che Servillo è un ex-camorrista scappato in Germania per tagliare col passato. Non è particolarmente violento. Ma, soprattutto, è pieno di passione recitata, trasmessa e sentita. Servillo in questo è magistrale, una serie di espressioni modellate sul quella faccia che sembra inerte e che invece tutto può fare e permettersi. Gli altri attori contribuiscono in varie misure e secondo le proprie capacità; per lo meno adattandosi bene alla sceneggiatura.

Il passato che ritorna è impersonato dal giovane figlio avuto dal protagonista nella sua vita precendente. Una seconda lettura, o forse prima se da piccoli non si venne traumatizzati da un vecchio pirata cieco, può incentrarsi sul tema dell’amore, del sacrificio e della famiglia. Un paio di colpi di scena, originali quanto basta, aiutano a tenere la tensione narrativa sopra la soglia in un film che comunque sarebbe potuto durare meno.
Comunque credo che, in generale, nessuna recensione di film possa essere più allettante della semplice presenza di Servillo in un cast.






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