Author Archive

04 Nov 2011

Mr. Beaver

No Comments commedia

Jodie Foster davanti e dietro la macchina da presa è uno spettacolo.
Mel Gibson – che comunque non smette mai la maschera che indossa dai tempi di Arma Letale – è uno spasso nel personaggio che gli riesce meglio: il pazzo fuori di testa senza possibilità di redenzione. Forse l’unico personaggio che gli riesce. Forse non è un personaggio.
L’aspetto sorprendente nella costruzione del cast è che nessuno ha saputo meglio interpretare il proprio ruolo di quanto non sia successo al protagonista, Mr. Beaver.

Mr. Beaver, Walter Black e figlio

Mr. Beaver è un castoro di peluche estratto (vivo?) da un cassonetto dal derelitto Walter Black (Gibson). Walter lo indossa come un guanto (“Sono poco credibile con un braccio infilato nel culo, vero?” chiederà Mr. Beaver) e proietta su di lui la propria nevrosi depressiva fino a mettere in scena un transfert da eccitare perfino il buon Sigmund.

Forse perché mi aspettavo una bagna cauda romantica, o una commediola americana superficiale, alla fine sono stato sorpreso con piacere da tre fatti:
1) il film è bello
2) l’idea del castoro di peluche, per quanto balzana, è originale ed ha uno sviluppo credibile (inverosimile, ma credibile)
3) in molti punti si parla di questioni che toccano ciascuno: il rapporto con i propri genitori, il desiderio di essere il più possibile simili o il più possibile diversi da loro, il rapporto con i propri figli (che inevitabilmente insiste sui conflitti irrisolti con i propri genitori), l’esistenza di eventi dolorosi e la necessità di doverli riconoscere ed accettare, l’ipocrisia che si nasconde nella vita di ciascuno, il sottile confine tra normalità e malattia, etc…

Jodie Foster con "figli"

Film da vedere? Se uno sopporta un po’ di retorica qui e lì, un po’ di mestiere su e giù, lo consiglio volentieri.
Quello che voglio dire è che c’è del buon cinema, alle volte, nascosto tra le pieghe dei blockbuster, e lo riconosci dalla qualità di ciò che vedi e ciò che senti (il budget fa la differenza…) e dalle idee che ci sono infilate dentro. Niente che passerà alla storia, ma sfido chiunque a dirmi chi ha vinto l’Oscar nel 2008. E sono passati solo 3 anni e mezzo.

[Spero non ci sia il solito precisino che scrive: "l'Oscar nel 2008 l'ha vinto…". Dicevo per dire. Era un esempio. Take it easy]

11 Mar 2011

Somewhere

No Comments commedia, drammatico

Sarà, cazzo, che sto diventando vecchio.
O sentimentale. Forse.
Ma il fatto è che c’è qualcosa di vero in questo film, qualcosa di sottile e profondo, che ti scava dentro come la lama di un bisturi al laser. E da quella ferita esce qualcosa di simile al sangue pulsante della vita. Che è poca roba, se uno la guarda così, dall’alto dei suoi giudizi. Ma è sempre molto, se ci sei dentro e se è l’unica cosa che hai.
La vita.

Elle Fanning swimming

Elle Fanning - Cleo in piscina

La sensazione che ho provato guardando questo film, dalla storia molto esile, è la stessa che ho sentito con Lost in Translation: la sensazione calda e piacevole che c’è sempre una possibilità e che, a qualsiasi punto della propria esistenza uno si trovi – e soprattutto se crede di essere in un vicolo cieco – c’è qualche cosa che accade. Una piccola scintilla gli dice che può ancora fare delle scelte. Spegnere una Ferrari nera nel mezzo del deserto, per esempio, e proseguire a piedi. Un pensiero così è molto americano, ma anche molto human being.
Et voilà, versata la melassa che c’è nel mio cuore, posso dire ancora che Sofia Coppola mantiene altissimo il livello stilistico ed estetico, e dissimula con leggerezza una semplicità che è frutto di profonda conoscenza della macchina del cinema. Cosa che la porta a creare alcune scene che incantano: l’incipit con l’auto che gira a vuoto in una pista, la ripetuta doccia del favoloso protagonista col braccio ingessato, la prova di Cleo nel pattinaggio sul ghiaccio, con una Elle Fanning che lascia a bocca aperta per la naturalezza con cui gioca nel ruolo che le hanno dato. Già citata in questo blog, anche la doppia sequenza della lap dance.
Io che adoro Rambo, non riesco a non apprezzare Somewhere e a non trovarci lo stesso gusto di una scena di guerra, avventura, sparatorie e morti. E, magia delle magie, non riesco a non identificarmi in un personaggio con il quale non condivido nulla, ma che risulta più vero del vero mentre gioca con la figlia a Guitar Hero sulla Wii.

Elle Fanning e Stephen Dorff

Elle Fanning e Stephen Dorff si sfidano a Guitar Hero

03 Feb 2010

Avatar 2 – Lettera aperta a James Cameron

6 Comments animazione, fantascienza, giornate natalizie, guerra, surreale

Non è la soffice torta natalizia della Melegatti in versione femminile. Non confondetevi.
Pandora è la terra dei Na’vi, i Watussi Blu di Avatar, il più grande film di tutti i tempi (dicono). Pandora è la vera protagonista (o il vero protagonista, in fondo è un pianeta, o una luna… boh) della pellicola. Una parte di noi, rimpiangendo Balla coi Lupi, avrebbe gradito indugiare più a lungo sulla location. Però il regista ha dato ragione al botteghino e si è concentrato sul plot, la cui banalità è già stata ampiamente commentata. Scriviamo dunque una lettera aperta a James Cameron per esprimere tutte le nostre perplessità e dare alcuni consigli per i previsti sequel.
“Caro James,
grazie per questo film, è davvero una bomba. Tuttavia, tolto il 3D, tolti i super effetti speciali, tolte le esplosioni, della storia di Avatar restano solo gli occhioni gialli dei cartelloni. Non ti chiedo molto, James, però la prossima volta che hai 400 milioni di dollari da spendere per un film, usane almeno 1, uno stramaledetto milione di dollari, per pagare una squadra di scrittori che tirino fuori una cacchio di nuova idea per la sceneggiatura! L’uomo che entra nel lettino e assume una nuova identità ce lo cucchiamo almeno dai tempi di Total Recall (correva il lontano 1990). Poi c’è n’è stati una serie (Johnny Mnemonic e Matrix, giusto per ricordare i più famosi), e l’idea si è spostata sul web (Second Life, Habbo…). Ormai abbiamo presente, capisci James, come funziona. Non serviva farci un altro film. E lo scontro tra i buoni nativi e i cattivi invasori? Salvateci! I critici hanno citato una serie innumerevole di precedenti cinematografici, tra cui il più frequente – e non credo sia un complimento – è Pocahontas.
Vedi, James, anche il periodo dell’addestramento – minchia James, almeno quello – potevi approfondirlo un po’. Hai visto Kill Bill? No, forse no. Kung Fu Panda? Almeno lì c’era una storia, c’erano delle motivazioni. Anche il Panda ha delle motivazioni, James. Dai. I due spilungoni blu saranno pure in 3D, ma sono personaggi piatti come il tetto di una casa messicana. Il soldatino stupido che si innamora della bella selvaggia? Jimmy! Forza! Si poteva fare di più! Per non parlare di Sigourney Weaver in versione Licia Colò, che fa la scuola ai bambinetti ignudi della tribù, neanche fosse Alex Zanotelli.
Ma io questa sagra dell’ovvio te l’avrei perdonata in blocco, James, davvero. Pur di vedere Pandora in tutto il suo splendore botanico, pur di vedere le montagne hallelujah, pur di vedere le straordinarie bestie che ti sei inventato. Ti perdonavo anche gli esoscheletri da cartone animato anni ’70.
Però il generale duro, puro e cattivo, quello no. Quello non l’ho mandato giù. La brutta copia di un incrocio tra Clint Eastwood e il sergente Hartmann di Full Metal Jacket, no! Senza un briciolo di pietà, senza un lampo di ripensamento. Si pettina le cicatrici come simbolo di virilità, spara all’impazzata per tre minuti nell’atmosfera aliena e non ha bisogno del respiratore. Distrugge il gigantesco Albero Casa, compresi donne e bambini, e chiede ai soldati di fare alla svelta perchè lo aspettano per cena. Ma soprattutto, unico sopravvissuto alla catastrofe del suo esercito, arriva al solito scontro finale fra buono e cattivo (rigorosamente a cazzotti) saltando da un’astronave che esplode. Neanche Swarzy su Terminator!
Allora, James, ok che Zoe Saldana è gnocca anche con la mascherina digitale da puffo gigante, però non va bene così. So che hai in mente di fare un sequel e voglio darti un consiglio. Ascoltami, vieni giù dall’albero, smettila di mangiare le albicocche, e ascoltami.
Non vorrei che Avatar 2 andasse peggiorando. Non vorrei che facessi resuscitare Segourney Weaver un’altra volta. Eviterei anche l’atterraggio di un’astronave Alien, e inseguimenti all’ultimo sangue tra Predator e Leo DiCaprio. Barbalbero del Signore degli Anelli, James, almeno lui lascialo a casa.
A me piacerebbe sapere qualcosina di più di Pandora. Quanto è grande? E sul pianeta di cui è satellite, c’è altra vita? Com’è quella storia delle connessioni fra le piante? Il link tra Na’vi e animali come avviene? Ci sono altri uccelloni volanti? E poi, fammi vedere con calma le ranocchie elicottero, i cani lucidi, le pantere giganti, i rinoceronti martello, gli insetti luminosi, le piante anemone. Ecco, James, questo vorrei vedere in Avatar 2. Pandora. Ascoltami, ti prego, perchè ho la soluzione.
Tu vieni in Italia, caro il mio re del mondo, lasci perdere Ribisi e prendi come protagonista il nostro mitico figlio d’arte Alberto Angela. È lui il tuo asso nella manica. Congelalo per 6 anni, portatelo su Pandora e quando tornate, chissà che non vi sia venuta qualche buona idea”.

Leggi ancora su Avatar