
A grande richiesta, ecco qualche nuova dai vostri inviati speciali a Venezia, Julie e Franz (che purtroppo hanno potuto trattenersi solo 2 giorni e mezzo lo scorso week-end!!…).
Innanzitutto una considerazione di carattere pratico: è ormai confermato che il festival è diventato un vero calvario per chi possiede lo sfigatissimo accredito cinema. Necessità finanziare impongono all’organizzazione del festival di privilegiare l’ingresso a biglietto, seguito ovviamente dagli accredti industry e press. I poveri esercenti delle sale, organizzatori di cineforum etc. si devono preparare a code di quasi un’ora per entrare in sale che di per sè sarebbero enormi (la Sala Grande tiene più di 1000 persone…), salvo scoprire a un filo dalla porta che non ci sono più posti… e cercare di svicolare in qualche proiezione “secondaria” di film spesso di alto livello qualitativo, ma che difficilmente troveranno uno sbocco in sala per cineforum o nell’ordinaria programmazione di un cinema (per intenderci, i titoli sperimentali molto spesso presentati nella sezione Orizzonti). E’ stato impossibile, nonostante ci fossimo organizzati con largo anticipo, entrare a vedere film quali l’interessante Gorbaciof di Stefano Incerti con Toni Servillo, il documentario di Martin Scorsese su Elia Kazan (Letter to Elia) e il documentario di Gabriele Salvatores 1960. L’unica sala facilmente accessibile è ormai il solo tendone del PalaBiennale. Peccato…
Comunque, veniamo a quel poco che siamo riusciti a vedere e che avrà a quanto sembra una distribuzione italiana.
Innanzitutto l’attesissimo Somewhere di Sofia Coppola, che è già nelle sale: un film che ha deluso molti, ma che dal nostro punto di vista vale assolutamente la pena di vedere. Il soggetto è banalotto: l’attore “dissoluto” che, trascorso per la prima volta un lungo periodo con la figlia undicenne sino a quel momento pressoché ignorata, si rende conto del vuoto della propria esistenza. Tuttavia, Sofia Coppola (quella di Lost in Translation per intenderci) dimostra la consueta delicatezza, il solito gusto per i dettagli e le sfumature psicologiche, in un film dai ritmi lenti, che parla di movimenti dell’anima senza paura di rinunciare a un vero e proprio sviluppo narrativo. Alcune sequenze sono memorabili, come quella iniziale della lap-dance!
Un vero must è La passione di Carlo Mazzacurati, la storia di un regista in crisi (Silvio Orlando) che si trova per una serie di vicende a dover mettere in scena una sacra rappresentazione nel suo paesino d’origine in Toscana. Si ride molto, ma il film rivela nella seconda parte uno spessore inaspettato, riflettendo sulla possibilità di attualizzare il messaggio evangelico e regalando momenti di grande intensità intorno al personaggio interpretato da Giuseppe Battiston.
Qualche indicazione telegrafica sugli altri film visti: Potiche di François Ozon, esilarante commedia ambientata nel ’77 con Catherine Deneuve nel ruolo della moglie di un imprenditore che flirta con Gérard Depardieu nei panni di un maturo deputato comunista; Reign of assassins, adrenalinico film co-diretto da John Woo (Leone d’Oro alla Carriera) appartenente al genere wuxiapian (per intenderci il “cappa e spada” cinese tipo La tigre e il dragone); Incendies del canadese Denis Villeneuve, che racconta il viaggio in Libano di due giovani alla scoperta delle verità celate nel drammatico passato della madre appena scomparsa.
Sul panorama italiano, da evitare assolutamente Malavoglia, adattamento contemporaneo del romanzo verghiano realizzato da Pasquale Scimeca, un film destinato davvero a scontentare tutti: giovani e vecchi, cinefili e grande pubblico. Non pienamente soddisfacente, ma indubbiamente interessante per le tematiche che tratta, 20 sigarette – già nelle nostre sale – dell’esordiente Aureliano Amadei, che racconta alternando accenti drammatici e toni da commedia la propria esperienza di unico civile sopravvissuto all’attentato di Nassiriya.
Conclusione: durante la nostra permanenza al Lido abbiamo visto un po’ di cose interessanti, ma purtroppo nulla di veramente memorabile… Aspettiamo comunque l’uscita di tutti gli altri film veneziani nelle sale.
Nei nostri tre giorni di gloria, quest’anno nessuna fulminazione paragonabile a quella che mi colse nel lontano 2004 durante la mia ultima trasferta veneziana… si trattava del grande Ferro 3 di Kim Ki-Duk.


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