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28 Apr 2010

Far East Film Festival 2010!

4 Comments orientale

far east film festival

Torno da un colorato weekend  trascorso al Far East Film Festival di Udine. 7 Film in 2 giorni per sfruttare al massimo l’accredito “White Tiger”:

- Kimmy Dora (Filippine)

- Golden Slumbers (Giappone)

- Fire of Conscience (Hong Kong)

- The bugs Detective (Giappone)

- Woochi (Corea del Sud)

- Accidental Kidnapper (Giappone)

- City of Life and Death (Cina)

Per quanto diversi i generi e i luoghi di produzione tutto sommato mi è rimasta un’immagine piuttosto omogenea che ha accomunato quasi tutti i film: il gusto quasi ossessivo per il “pastìche“, per la commistione centrifugata di generi, tra citazioni, mood, ritmi diversi che si rincorrono e cuciscono tra loro… Emblematico in questo senso “Woochi“, splendido film fantasy (con elementi molto fedeli all’iconografia orientale), mai stucchevole forse perché sempre autoironico; con tutta la leggerezza di quest’ironia il film passa dall’epica coreana alle tonalità metropolitane a volte dark da fumetto; spassosissima la commedia degli equivoci in “Kimmi Dora” attraversa qualche leggero cenno di critica sociale e (forse regionali) climax da soap e musical. Facile l’abbinamento melò/commedia in “Accidental Kidnapper“, con il confronto tra rapitore imbranato e la scaltra vittima, (ricco bimbo figlio di un boss della Yakuza). Vorrei rivedermi  ”Golden Slumbers” un thriller surreale sospeso angosciosi momenti di misterioso complotto politico, a gags comiche e citazioni kitch beatlesiane (nel verso senso della parola, con voci giapponesi che canticchiano la “Title track”).

Il top della fantasia di composizioni di generi lo raggiunge “The bugs detective“. Indefinibile….Al momento ho provato a raccontarlo ad amici raccogliendo solo sguardi perplessi e increduli. Posso dire che si tratta di un detective che lavora per gli insetti (ha lo strano potere di poterci parlare normalmente) e che è vittima di un trauma causato da uno scarafaggio  superpotente che anni prima… No.. non ce la faccio.. Potete cercare su internet… e magari guardarvi il trailer!

Per chiudere, come lezione che il film popolare “orientale” non è solo ironia, leggerezza e fuochi d’artificio ecco il bel mattone sullo stomaco: “City of Life and Death“. Può forse trattarsi di uno Schindler List cinese… ma a ben vedere la somiglianza è solo per il bianco e nero e il tono piuttosto documentaristico. In realtà in questo film sull’occupazione Giapponese in Cina negli ultimi anni ’30 non ci sono eroi. Alle barbarie cui si assiste fanno da contrappunto dei volti rassegnati a stanchi formalismi, rancori stretti nello stomaco, slanci di dignità piuttosto che di eroismo. Alcuni momenti di poesia illuminano l’altrimenti tetro fatalismo della trama.

Ovviamente il Festival è aperto  per tutta la settimana, e mi auguro che abbia per tutta la sua durata il successo che merita.