Maestoso, inquietante, angosciante, coinvolgente, musicale, commovente, desolante, gelido
Da dove cominciare a parlare dell’ultimo film, Melancholia, di Lars Von Trier. Onestamente non lo so: mi viene in mente una raffica di aggettivi per descriverlo, ma non le parole per raccontarlo.
Di sicuro non parlerò né di Filosofia, né di Mito, né tanto meno scomoderò parallelismi più o meno aulici, come ho letto in diverse recensioni, di cui onestamente non ho capito nulla.
Del buon vecchio Lars – si fa per dire – ho visto diversi film; non mi sono fatta neppure intimidire da Idiots per capirci, eppure ogni volta rimango spiazzata. Cercare un filo logico o una consequenzialità narrativa è da evitare, meglio lasciarsi trascinare nel turbine di non sense, di angosce e fobie della mente di un lucido folle.

















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