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13 Apr 2010

Departures… commovente e raffinato

No Comments drammatico, orientale

Un film sul rito della deposizione – la cura del nokanshi – una tradizione giapponese, un modo prezioso per dare l’estremo saluto alla persona deceduta: la pulizia del corpo, il trucco sul viso e la vestizione sono le ultime simboliche carezze fatte alla persona cara, prima di lasciarla andar via per sempre.
Un tema con apparentemente poche chance per la cultura cinematografica occidentale… invece vince l’Oscar come migliore fil straniero 2009 e con grande successo viene accolto all’anteprima europea al Far East Festival di Udine del 2009.

Daigo Kobayashi (già il nome è un programma) è un violoncellista, che dopo lo scioglimento dell’orchestra in cui lavora, decide di reinventarsi una vita nel paesino di origine nella campagna di Yamagata, trascinadosi dietro la docile mogliettina con la sindrome di Pollyanna. Trova presto un annuncio sul giornale e crede di candidarsi per un lavoro in un’agenzia di viaggi, dal momento che si allude al fatto che il candidato dovrà occuparsi di departures. Nel gioco equivoco di significati metaforici è racchiuso il segreto del film: la morte è un commiato, più che un semplice passaggio in un mondo altro e sconosciuto. In questo senso, il rito di nokanshi rappresenta la necessità di prepararsi alla dipartita, creando una liturgia laica, utile soprattutto a chi rimane, per impossessarsi dell’ultima delicata riconciliazione con il defunto.

Un film sicuramente molto giapponese per l’essenzialità dei dialoghi (emblematico il laconico capo Sasaki), l’assenza di virtuosismi e di eccessi, la lentezza dello scorrere del tempo, il ritualismo, le reazioni composte, la recitazione a volte fumettistica, ma soprattutto un film umano ed è questo aspetto che lo rende a mio parere così “abbordabile” anche per un pubblico occidentale.
Dignità e rispetto davanti alla morte e davanti alla vita, tragedia compassionevole, ma anche umorismo grottesco.
La morte è qualcosa che sta dietro l’angolo, ma non per questo bisogna averne paura: il regista, Yojiro Takita, scardina la qualificazione macabra e tetra che solitamente accompagna il mestiere di becchino per sostituirla con una cerimonia rispettosa che, in composto e discreto silenzio, è quasi poesia.

Bella, bella, bella la colonna sonora del maestro Joe Hisaishi già autore delle musiche per diversi film di Takeshi Kitano e Hayao Miyazaki.

Memory (Okorubito)