Archive for Gennaio, 2010

30 Gen 2010

… avanti, mangiate! Cucina per l’anima… mi piace!

1 Comment commedia, film da domenica

Arte cucina, musica, amore e sesso. Con una locandina così non può che essere il film perfetto per una domenica sera! Del resto, come ha risposto un mio amico alla mail in cui proponevo di vedere questo film: “cosa voler di più dalla vita?”. E in effetti nel nuovo film del giovane regista Fatih Akin (La sposa turca) ci sono tutte le cose importanti della vita, raccontate in un caotico andirivieni di situazioni grottesche, tragicomiche, calorose e molto comuni. Il tutto ruota attorno al ristorante “Soul Kitchen”, una “bettola” ricavata da un ex magazzino alla periferia di Amburgo, da cui tutto parte e in un certo senso ritorna, un po’ come nella vita.

Zinos, il proprietario turco tedesco che rifila pizze preconfezionate, patate fritte, salsicce e bastoncini di pesce ai suoi clienti, è un ragazzo dal cuore grande. Ha una fidanzata, Nadine, che  non se lo fila più di tanto e vola a Shangai per seguire la sua carriera giornalistica (e chi non ha mai avuto una relazione così?). E un fratello, Illias, un ladro provetto che non conosce il significato della parola “lavoro”, se non come permesso premio per godere della libertà vigilata.  Ma non finisce qui, al Soul Kitchen ci sono pure Shayn, un cuoco bisbetico e pazzoide che propone piatti da nouvelle cousine e Lucia, la cameriera che sogna di fare l’artista e nel frattempo vive in una splendida casa occupata. E c’è pure Neumann, un vecchio amico di Zinos che ben presto si rivela un agente immobiliare senza scrupoli. Solo loro i protagonisti di un girotondo di situazioni, emozioni, avventure e risate in cui il cibo attutisce i dolori dell’anima, mentre l’arte di arrangiarsi dà la spinta per andare avanti.

Per sopravvive ognuno cerca la sua strada… a partire da Zinos bloccato dal mal di schiena, lasciato dalla fidanzata, perseguitato dal fisco che gli confisca lo stereo, minacciato dall’ufficio d’igiene che vuole far chiudere il suo ristorante e infine alle prese con le proposte troppo sofisticate del nuovo chef, che poco piacciono ai suoi ruspanti clienti.

Tutto sembra volgere verso il peggio, quando all’improvviso il Soul Kitchen  diventa un ristorante di successo, forse grazie a un dolce afrodisiaco, di cui dopo aver visto il film vorrete sicuramente conoscere la ricetta! Ma l’idillio dura poco, una serie di eventi negativi fanno precipitare la situazione, fino alla vendita del ristorante. Ma alla fine tutto tornerà al suo posto o quasi…

È un film divertente, senza troppe pretese, cucinato con ingredienti comuni, ma ben miscelati. Sembra di rivivere l’atmosfera tipica di un’osteria di una volta in cui si mangia e si beve di gusto, dove anche per la situazione più tragica sembra esserci una soluzione.

Quindi se vi sembra che nella vostra vita niente stia girando per il verso giusto, e non ci sia limite al peggio o alla sfiga, guardatevi “Soul Kitchen”… anche se il lunedì sarà sempre tragico, almeno uscirete dal cinema con il sorriso e con una speranza in più!

26 Gen 2010

Agli esordi del sonoro… Il Testamento del dottor Mabuse

1 Comment classico, surreale, thriller

Dopo Avatar sono tornata alle origini del cinema e mi sono vista una pellicola dei primordi del sonoro: Il testamento del dottor Mabuse di Fritz Lang (1933). Ultimo della trilogia dedicata al genio criminale del dottor Mabuse, che internato in un manicomio, ipnotizza il direttore e, col suo aiuto, organizza una banda che commette diversi delitti. Sulle sue tracce c’è però il commissario Lohmann. Un poliziesco in piena regola con tanto di effetti speciali anni ’30: esplosioni, incendi, fantasmi…

Certo gli effetti speciali, soprattutto dopo aver visto Avatar, fanno alquanto sorridere, ma Lang riesce a creare un’atmosfera inquietante e visionaria e un ritmo serrato in modo magistrale.

Ultimo film di Fritz Lang in Germania, terminato di girare poco dopo l’incendio del Reichstag. La distribuzione fu impedita in Germania: Hitler lo tolse dalla circolazione arrivato al potere nel 1933. Subito dopo Lang si trafserì prima in Fracia e poi negli Stati Uniti.  Retrospettivamente il Testamento del dottor Mabuse fu considerato come una parabola sul Terzo Reich nazionalsocialista. Non so se fosse effettivamente questo l’intento di Lang, probabilmente no, ma rimane il fatto che il tema centrale è il delirio di potere e di dominio. Il diabolico dottor Mabuse è un vero genio del male, con delirio di onnipotenza e che pensa di distruggere un mondo corotto. Potrebbe essere la trama di un fumetto o anche di un cartone animato giapponese, però di certo il dottor Mabuse un che di Hitler probabilmente ce lo aveva ed è sicuramente vero che in Germania in quel periodo il clima culturale stimolava certe riflessioni.

Vedere questa pellicola “scricchiolante” in bianco e nero, in lingua originale con sottotitoli (il tedesco tra l’altro rende tantissimo, a prescinde dal fatto che sia una lingua incomprensibile ai più) con 3 cambi di pizza, è stata un’esperienza affascianante, che mi ha fatto ricordare la magia del cinema d’altri tempi, che nei multisala abbaglianti e multicolori a cui siamo ormai assuefatti, si rischia di perdere per sempre.

Non è facile trovare in Italia sale che propongono proiezioni d’essai. La FICE (Federazione Italiana del Cinema d’essay) pubblica una lista delle sale cinematografiche d’essay nel nostro paese. Mi sembra siano un po’ di manica larga nell’attribuire questo titolo, ma se avete voglia di dare un’occhiata per vedere cosa c’è dalle vostre parti, qualcosa di interssante si trova…

Il trailer del film

16 Gen 2010

Avatar, fiaba green del 2154

6 Comments animazione, fantascienza, giornate natalizie, guerra, surreale

Un'immagine di Avatar

Se qualcuno non se ne fosse accorto ;-) ieri è uscito Avatar anche in Italia, come sapete con un certo ritardo rispetto al resto del pianeta, perchè non si sa mai che l’italiano medio non andasse a vedere un po’ di sano cinema panettone, che d’altra parte nel nostro paese è diventato ormai d’essai. Ma chiudiamo subito le polemiche, perchè su Avatar ci sarebbe da scrivere un poema, più che un post e non so davvero da dove cominciare. Lasciando perdere quanti milioni è costato a Holliwood, quanti ne ha incassati, quanti anni di realizzazione, quali fantasmagoriche tecnologie su cui abbiamo potuto leggere articoli su articoli in attesa del grande evento…. andiamo finalmente al film.
Va detto innanzitutto che anche se non vi piacciono i colossal, anche se vi fa schifo la fantascienza e non sopportate quel megalomane di Cameron, il film va assolutamente visto anche solo per l‘esperienza che vivrete: un’immersione totale nella lussureggiante natura di Pandora, corse e voli di animali fantastici, alberi, fiori, montagne, colori, luci, paesaggi notturni… una meraviglia per tutti i sensi! Pandora mi ha ricordato molto Laputa, il leggendario castello volante di Miyazaki (regista ambientalista per eccellenza che merita che al più presto gli venga dedicato un post).
Avatar è ricco di riferimenti di ogni sorta: cinematografici, letterari, storici, spirituali. Una delle cose che ho apprezzato di più è quanto un film così tecnologico possa essere umano, commovente, spirituale. La tecnologia al servizio delle emozioni: onore a Cameron per questo! La simbiosi tra uomo e natura è il tema centrale del film, una simbiosi che è spirituale. La vita viene dalla natura e alla natura ritorna: l’energia ci viene prestata, ma un giorno dovremo restituirla, spiega la bella principessa blu Neytiri all’Avatar del marine Jake Sully. Tra l’altro dal sanscrito Avatar significa “Disceso” e per la religione induista è l’assunzione di un corpo fisico da parte di Dio e se vi guardate le immagini di Krishna nell’avatar è blu. Bah non so se sia questo il motivo per cui il popolo Na’vi indigeno di Pandora è blu… forse c’è una spiegazione molto più semplice ;-)
A proposito di Marines invece il buon vecchio Cameron c’è andato giù pesante, che per lo stereotipo che abbiamo noi europei forse non è neppure così eclatante, ma in America che i marines vengano dipinti come zotici, ignoranti, guerrafondai, di una stupidità quasi nauseante non è proprio scontato :-)
La parte di più bella e poetica del film è quella centrale dell’iniziazione di Jake, che come un bambino impara a vivere in connessione con la natura. Bella l’idea di esplicitare questo concetto anche attraverso una connessione fisica dai capelli umani alle piante e agli animali.
Non mi ha convinto invece lo scontro finale tra terrestri distruttori e nativi difensori della natura. Certo fai il film più costoso della storia del cinema e non ci metti una bella battaglia totale con missili, bombe, mitragliatori contro frecce e draghi volanti? E’ pur sempre un Blockbuster!