Arte cucina, musica, amore e sesso. Con una locandina così non può che essere il film perfetto per una domenica sera! Del resto, come ha risposto un mio amico alla mail in cui proponevo di vedere questo film: “cosa voler di più dalla vita?”. E in effetti nel nuovo film del giovane regista Fatih Akin (La sposa turca) ci sono tutte le cose importanti della vita, raccontate in un caotico andirivieni di situazioni grottesche, tragicomiche, calorose e molto comuni. Il tutto ruota attorno al ristorante “Soul Kitchen”, una “bettola” ricavata da un ex magazzino alla periferia di Amburgo, da cui tutto parte e in un certo senso ritorna, un po’ come nella vita.
Zinos, il proprietario turco tedesco che rifila pizze preconfezionate, patate fritte, salsicce e bastoncini di pesce ai suoi clienti, è un ragazzo dal cuore grande. Ha una fidanzata, Nadine, che non se lo fila più di tanto e vola a Shangai per seguire la sua carriera giornalistica (e chi non ha mai avuto una relazione così?). E un fratello, Illias, un ladro provetto che non conosce il significato della parola “lavoro”, se non come permesso premio per godere della libertà vigilata. Ma non finisce qui, al Soul Kitchen ci sono pure Shayn, un cuoco bisbetico e pazzoide che propone piatti da nouvelle cousine e Lucia, la cameriera che sogna di fare l’artista e nel frattempo vive in una splendida casa occupata. E c’è pure Neumann, un vecchio amico di Zinos che ben presto si rivela un agente immobiliare senza scrupoli. Solo loro i protagonisti di un girotondo di situazioni, emozioni, avventure e risate in cui il cibo attutisce i dolori dell’anima, mentre l’arte di arrangiarsi dà la spinta per andare avanti.
Per sopravvive ognuno cerca la sua strada… a partire da Zinos bloccato dal mal di schiena, lasciato dalla fidanzata, perseguitato dal fisco che gli confisca lo stereo, minacciato dall’ufficio d’igiene che vuole far chiudere il suo ristorante e infine alle prese con le proposte troppo sofisticate del nuovo chef, che poco piacciono ai suoi ruspanti clienti.
Tutto sembra volgere verso il peggio, quando all’improvviso il Soul Kitchen diventa un ristorante di successo, forse grazie a un dolce afrodisiaco, di cui dopo aver visto il film vorrete sicuramente conoscere la ricetta! Ma l’idillio dura poco, una serie di eventi negativi fanno precipitare la situazione, fino alla vendita del ristorante. Ma alla fine tutto tornerà al suo posto o quasi…
È un film divertente, senza troppe pretese, cucinato con ingredienti comuni, ma ben miscelati. Sembra di rivivere l’atmosfera tipica di un’osteria di una volta in cui si mangia e si beve di gusto, dove anche per la situazione più tragica sembra esserci una soluzione.
Quindi se vi sembra che nella vostra vita niente stia girando per il verso giusto, e non ci sia limite al peggio o alla sfiga, guardatevi “Soul Kitchen”… anche se il lunedì sarà sempre tragico, almeno uscirete dal cinema con il sorriso e con una speranza in più!
Dopo Avatar sono tornata alle origini del cinema e mi sono vista una pellicola dei primordi del sonoro: Il testamento del dottor Mabuse di Fritz Lang (1933). Ultimo della trilogia dedicata al genio criminale del dottor Mabuse, che internato in un manicomio, ipnotizza il direttore e, col suo aiuto, organizza una banda che commette diversi delitti. Sulle sue tracce c’è però il commissario Lohmann. Un poliziesco in piena regola con tanto di effetti speciali anni ’30: esplosioni, incendi, fantasmi…
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